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Hans Belting, "La vera immagine"

Giancarlo Calciolari
(9.09.2009)

Hans Belting nel libro Das echte Bild: Bildfragen als Glaubensfragen, del 2006, tradotto nel 2007 in italiano con il titolo La vera immagine di Cristo (Bollati Boringhieri) e in francese con il titolo La vraie image (Gallimard), non si chiede che cosa sia una vera immagine, ma quale sia l’immagine che è stata ritenuta vera dalla teologia e oggi dalla sua secolarizzazione nella teologia politica.

I suoi lavori precedenti consistono nello studio della significazione nell’immagine della cultura occidentale. L’autore si interroga in questo libro sul nostro bisogno fondamentale di immagini vere e autentiche. Mostra che la nostra comprensione dell’immagine è marcata ancora oggi dalla sopravvivenza di nozioni religiose cristiane. La teologia dell’immagine, in particolare di Cristo, ha giocato in Occidente un ruolo formatore dell’identità della coscienza. Mentre tentativi incessanti di ricominciare a fornire una definizione dell’immagine che sia compiuta in tutta la sua orbita non sono serviti altro che a proseguire nella modellazione degli umani nei mutati tempi.

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Christiane Apprieux, "Il soffio del movimento", 2008

L’indagine sull’immagine vera è una indagine sulla credenza nelle immagini, ed è per questo che l’analisi di Hans Belting non può che rifarsi alla querelle sull’iconografia e sulla iconoclastia.

Certamente piuttosto che sviluppare una storia lineare l’autore procede per sondaggi, appuntando la sua attenzione su due momenti chiave, due accelerazioni critiche in cui la cultura europea ha passato ciascuna volta una soglia, dapprima la fine dell’antichità, in cui la questione dell’immagine è la posta in gioco dei dibattiti filosofici sulla doppia natura di Cristo; e il periodo della riforma in seguito, in cui la traduzione della Bibbia in lingua volgare, in particolare in lingua tedesca da Martin Lutero e la sua diffusione attraverso la stampa ha comportato una sorta di svalorizzazione. Tale teologia dell’immagine è costretta a ritirarsi ormai dalla parte dell’arte e delle teorie estetiche.

La tradizione religiosa dell’immagine, con la parte irriducibile che è stata data alla credenza, è quindi dapprima più che un semplice preludio ingenuo della sua complessità moderna. Ne La vera immagine, Hans Belting tende magistralmente l’arco che rilega l’alba dei tempi alla nostra epoca contemporanea, tessendo dei rapporti non ancora colti tra la storia della religione, delle immagini e delle idee.

Il libro appare come l’indispensabile complemento alle due precedenti opere dell’autore, Immagini e culto e Per una antropologia delle immagini.

Si tratta di una antropologia delle immagini come resto di una teologia dell’immagine, ovvero la formalizzazione filosofica della teologia. La teologia dell’immagine è ciò di cui si occupa l’autore, e appunto nella secolarizzazione si ritrova la antropologia dell’immagine che teorizza.

Quale sia lo statuto dell’immagine non è indagato in questo libro dall’autore. Intendiamo quale sia lo statuto dell’immagine nella parola originaria.
Ci ritroviamo quindi con un libro sull’immagine fallica, sull’immagine genealogica, sulle immagini del potere, sui suoi blasoni, sui suoi emblemi.
Questa immagine è oggetto di culto, nelle due varianti appunto di iconolatria e iconoclastia. L’immagine come oggetto di culto è l’immagine dell’idolo. Si tratta delle immagini che nell’Esodo noi non possiamo farci: non possiamo farci immagine di ciò che sta in cielo, di ciò che sta in terra e di ciò che sta sott’acqua.

Quindi la vera immagine rimane un enigma inesplorato. Per altro ciò permette d’accorgersi che l’immagine di cui si tratta nell’indagine sulla vera immagine è la pseudo immagine. Quindi il campo di analisi può cominciare, ed è ancora tutto da esplorare.

Hans Belting non sfiora, magari a ragione, la psicologia dell’immagine, che ha cercato l’immagine come una fotografia nella memoria come archivio, e nemmeno ha cercato di leggere la filosofia dell’immagine come per esempio L’immaginario del 1940 di Sartre, che nonostante le allucinazioni indotte da sostanze giunge solo alla nozione di analogon, una sorta di ponte tra l’immagine che non c’è e quella che dovrebbe esserci nel cervello.

Nemmeno quello che ha detto la psicanalisi sull’immagine è preso in considerazione, e anche l’aspetto linguistico che indica nell’immagine la marcatura acustica più che visiva del significante.

Sebbene Belting dia per acquisita la semiotica di Peirce, questo non lo riscontriamo nel testo; forse la semiota potrebbe fornire qualche elemento per una lettura dello statuto dell’immagine come aspetto del segno, della sua tripartizione, che l’autore americano chiama icona.

Ne La vera immagine di Hans Belting c’è l’aspetto del potere delle immagini, sul quale ha indagato a lungo Louis Marin, ma l’autore ha preferito la lettura che privilegia l’occupazione del potere dell’immagine da parte dei cosiddetti, oggi, poteri forti. Tale indagine va dalla teologia alla teologia politica: è così che il potere dell’immagine è eluso.

Facciamo un semplice esempio per intendere il potere dell’immagine: quello sociale, quello di controllo sociale, quello di formattazione degli umani per il mercato globale, è quello di accaparrarsi la gestione dell’immagine, tale è la guerra dei media nel pianeta. Allora per esempio abbiamo che il proprietario dei maggiori mezzi di comunicazione in Italia riesce di tanto in tanto a fare il presidente del consiglio. L’altro modo è quello dell’indagine sull’autentico del potere dell’immagine della vita non più soggetta ad accaparramenti, non più soggetta alle lottizzazioni, come nel caso di pittore Francis Bacon che si chiedeva come l’immagine delle sue opere potesse arrivare dritta al cervello degli umani.

L’immagine come aspetto del segno appartiene al potere della mente che denota, e che come tale dissipa ogni tentativo di controllo, che va sotto il termine di connotazione. Gli imperi mediatici, come quelli di Berlusconi e di Murdoch e degli altri regimi più o meno oligarchici (pseudo democratici) sono reami connotativi, che come l’impero romano e come la Russia comunista possono squagliarsi al sole in brevissimo tempo, come accade.

In breve possiamo dire che l’analisi di Hans Belting verte intorno al concetto di immagine, mentre si tratta di indagare l’immagine senza più concetto. L’immagine originaria. Non più l’immagine ontologica, non più l’immagine habeologica. Non priva di potere. Niente a che vedere con il dominio dei media contemporanei.

Dall’analisi del dominio dei media planetari non può arrivare nemmeno una briciola di sapere sullo statuto autentico dell’immagine. Perché?


Come libro d’archivio sulla questione della disputa delle immagini e sulla immagine di Cristo questa opera di Hans Belting è indispensabile.



La vera immagine di Cristo è tradotta in italiano da Ada Cinato. Il volume della Bollati Boringhieri è di 256 pp. e costa € 48,00.

Hans Belting (Andernach, 1935) è stato allievo di Ernst Kitzinger e si è formato come studioso di arte medievale occidentale e bizantina a Mainz, a Roma e a Washington; dal 1968 ha insegnato nelle università di Amburgo, di Heidelberg, di Monaco. È poi stato visiting professor ad Harvard, alla Columbia University di New York e alla Northwestern University di Chicago, oltre che titolare della «Chaire européenne 2002-2003» del Collège de France. Dal 1992 è professore emerito di storia dell’arte e teoria dei media presso la Hochschule für Gestaltung di Karlsruhe, dove ha fondato il corso interdisciplinare: «Immagine-corpo-medium: una prospettiva antropologica». Molte sono le sue opere tradotte in italiano:
Il Medio Oriente e l’Occidente nell’arte del XIII secolo (Clueb, Bologna 1982); L’arte e il suo pubblico. Funzione e forme delle antiche immagini della Passione (Il Mulino, Bologna 1986); La fine della storia dell’arte o La libertà dell’arte (Einaudi, Torino 1990); Giovanni Bellini: la Pietà (Panini, Modena 1996); Il culto delle immagini. Storia dell’icona dall’età imperiale al tardo Medioevo (Carocci, Roma 2001); I tedeschi e la loro arte. Un’eredità difficile (Il Castoro, Milano 2005).



9 dicembre 2008


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