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L’impolitica. Occupare il vuoto

Giancarlo Calciolari
(4.11.2008)

Gli umani, nella loro quasi totalità cercano di occupare il vuoto; molto prima di occupare la terra, di occupare il corpo dell’altro, tale è la schiavitù; molto prima di occupare la mente dell’altro, e qui si tratta della presunta libertà moderna, mediaticamente telediretta, in cui il nuovo schiavo si afferma libero. I dominanti non possono farlo bellamente e quindi secernono il discorso della legittimazione. Il potere costituito. La legge che, ognuno sa, non è uguale per tutti.

Non c’è conoscenza del vuoto. Non c’è più gnosi perché non c’è mai stata se non come chimera. E la realizzazione delle chimere provoca disastri.

Il vuoto fa paura agli umani; e chi altro potrebbe provare il vuoto?

I ricercatori dell’origine, più si avvicinano alla cosa e più s’imbattono nel vuoto. La via facile è quella di prendere il vuoto per un pieno e di dargli un nome. Dall’esercizio non è stato escluso l’innominabile. E così abbiamo il teismo, mono o poly, o nella sua forma contemporanea di a, che non è la a dell’oggetto a di Lacan ma la a di ateismo. Oggi la forma più eminente di teismo.

Il vuoto è stato teorizzato da autori che non vanno per la maggiore e nemmeno per la minore. Non vanno proprio. Sì, possono provocare la scrittura di qualche tesi di laurea, ma non vanno. Sono come lo stesso vuoto che mettono in parole...

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Christiane Apprieux, "14 movimenti", 2008, tecnica mista, 100x180

Pierre Legendre, teorico del diritto e psicanalista, che fu allievo di Lacan, teorizza l’istanza terza come referenza assoluta, che funziona come referenza senza referente. Brevemente, la referenza a Dio è senza Dio. Nel posto dell’istanza terza, c’è il vuoto, e i potentati lo riempiono con Dio, popolo, nazione, patria, razza... Per Legendre la referenza assoluta è indemenageable, ovvero indistruttibile, inamovibile, ovvero salva il rapporto con Dio, senza tenere la necessità di Dio.

Pierre Legendre non impiega nemmeno la parola “vuoto”, semplicemente la referenza è senza referente e non c’è altro. L’Altro diviene la referenza assoluta, che Legendre scrive con la maiuscola. Il Terzo, simbolico, dato, che non può essere riempito con contenuti umani. Anche la funzione vuota, l’altro nome del tempo, non è umana, nel senso che non è umanamente gestibile. L’Esodo insegna: nulla è gestibile, in quanto irrappresentabile.

Armando Verdiglione, formatosi con Lacan, afferma di avere inventato, più che una scienza, la scienza che nessuno ha mai inventato prima: la cifrematica. Singolare riscontro quello linguistico: cifra viene dalla traduzione araba del termine indiano che sta per “vuoto”. Cifrematica non è solo la scienza della parola, è anche la vuotomatica: la tecnica del vuoto e il suo insegnamento.
Per altro, nella teoria di Verdiglione intervengono vari aspetti del vuoto: dal punto vuoto alla funzione vuota.

Attorno alla delimitazione del vuoto nel cenotafio è stata costruita la città greca. Sul fratricidio è stata costruita la città romana...

Il vuoto, sunya, in India è stato delimitato nel conto, per gestire le innumerevoli caste, ovvero le genealogie. A questo proposito Legendre chiama genealogia il rapporto con la referenza assoluta. E diviene il baluardo contro il male, contro la psicotizzazione degli umani. Per noi invece la genealogia è la più normale forma di psicotizzazione degli umani, quella che seguendo il filo genealogico porta alla guerra civile mondiale e perenne, la stessa (credenza) che ha spinto Carl Schmitt e non sconfessare mai la sua fede nazista (poiché era un aspetto della sua fede in Dio).

Non è che il vuoto debba rimanere vuoto: il vuoto è vuoto, non accetta il pieno, la sostanza, e nemmeno la sua altra faccia, la mentalità.

I monotesimi si propongono di occupare il vuoto, divinizzandolo e legittimandosi con la referenza assoluta al portatore, sino a uccidere tutti gli altri che non avrebbero che una cattiva relazione con la referenza assoluta.
Perché i monoteismi sono così importanti? Perché i vari sistemi politici mondiali sono la secolarizzazione di alcuni loro dettagli.

Carl Schmitt ha chiamato questo: teologia politica. Si è accorto che i termini della politica erano tutti di matrice teologica.

In breve, ogni dominatore presume di avere la linea diretta con Dio, credenza che non è solo dei fondamentalisti islamici, ma di ogni fondamentalismo, anche cristiano ed ebraico.

Leggere Carl Schmitt con Jacob Taubes e vice versa permette d’intendere che ogni teologia politica richiede la completa abolizione dell’Altro. Non esclusa l’ateologia politica, da Mosca a Pechino.

Quando è evocata la referenza ci si trova difronte alla teologia politica, alla sua esigenza di guerra civile universale. Piuttosto che confrontarsi col vuoto, nello stesso discorso della guerra si pone il suicidio del profeta armato o disarmato, fatto dimostrativamente contro l’omicidio dei profeti armati o disarmati.
Ovviamente la distinzione tra armati e disarmati è ironica, è come distinguere tra mafia sanguinaria e mafia in colletti bianchi.

In tal senso, fare in nome di Dio, in nome del popolo, in nome del partito, in nome del nome... è andare contro la vita e adorare una finzione che comunque non esorcizza il vuoto. Il vuoto è un elemento del viaggio, facendo. Nessun bisogno di affacendarsi per riempire il vuoto.

Non sono cose difficili da capire: ognuno capisce quanto la sua vita sia autentica o inautentica.




Giancarlo Calciolari, direttore di “Transfinito.eu” e di Transfinito Edizioni



articolo scritto per la rivista "Helios Magazine"


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6.10.2016