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Alla Pinacoteca di Parigi

Pollock e lo shamanesimo

Antonella Iurilli Duhamel

Il bisogno di guarigione spinse Pollock a valorizzare la figura simbolica dello shamano.

(21.10.2008)

La Pinacoteca di Parigi, ha inaugurato una mostra che finalmente prende in seria considerazione la relazione tra il lavoro di Jakson Pollock e lo shamanesimo degli indiani d’America.

Le opere di Pollock pre-dripping colpiscono per la plasticità delle forme,la potenza del colore, la pregnanza di contenuti religiosi primitivi legati al culto della Natura ,e si inoltrano lungo un percorso che esplora tematiche tipicamente shamaniche come: La nascita, il Sacrificio, la Morte, la fusione Uomo-Animale, la fusione Uomo-Donna, la Danza, la Maschera ed infine le Astrazioni.

Dopo la II Guerra mondiale, l’opera di Pollock si pone in netto contrasto con i principi di una America rampante e materialista, essa rivolge la sua attenzione al passato arcaico, ravvisando nello shamanesimo degli amerindi la chiave per un autentico rinnovamento.

Pollock ebbe modo di intraprendere l’esperienza di una analisi personale junghiana della durata di quattro anni, e sebbene questa esperienza non sia sempre opportunatamente valutata dai critici d’arte è più che evidente la connessione esistente tra la sua ricerca artistica e molteplici assunti junghiani; in particolare quella teoria di Carl G. Jung secondo la quale un popolo dominatore finisce con l’assorbire l’anima del popolo sottomesso anche se poi questa finisce con l’essere stipata in una zona d’ombra che poi fa irruzione in maniera indiretta e distruttiva.

Pollock considerava estremamente fondamentale per il suo lavoro riattivare questa zona d’ombra al fine di una propria e collettiva rinascita spirituale ed artistica. In particolare era attratto dal lavoro artistico religioso degli indiani Navajos, i quali disegnavano sulla sabbia delle complesse figure secondo finalità ritualistiche di guarigione.. a lavoro ultimato come accade per i mandala tibetani l’immenso e paziente lavoro era eliminato da un soffio di vento.

Il bisogno di guarigione spinse Pollock a valorizzare la figura simbolica dello shamano. Shamano è una parola di origine manchi-tangu che significa conoscere; lo shamano è colui che sa , che è saggio, che è in grado di comunicare con gli spiriti, di indicare il modo per ricollegarsi con la natura e guadagnare la pace e la salute, che è in grado di fornire interpretazioni e attribuire senso.

In questa mostra si possono ammirare molti quadri in cui Pollock prende a prestito la dimensione arcaica degli shamani amerindi per i quali l’opera d’arte ha una sua propria vita e identità, il pittore in questo caso ha solo la funzione di medium, quindi, di partecipante ad un processo creativo più ampio della sua persona e della sua volontà.

Quando alla fine del percorso della mostra si giunge alle astrazioni del dripping, queste si rivelano nella loro piena autentica natura: un rito sacro di guarigione, dove Jacson Pollock impersona lo shamano di una danza rituale ed estatica.


Antonella Iurilli Duhamel


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19.05.2017