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Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

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Giancarlo Calciolari
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Penvins, "Un devoir ?"

Giancarlo Calciolari
(7.10.2008)

Penvins, Un devoir ?, Lille, The Book Edition, 2008, pp. 98, € 11,98.

C’è qualcosa nella scrittura di Penvins che ha il criterio della qualità di Kafka, che diceva che già la frase “ella sta alla finestra” è perfetta e non richiede il plauso di nessun gruppo o comitato di scrittura che possa deciderne diversamente della sua autenticità. Il resto è tutta una storia di genealogie sociali che si dividono i posti e il potere cercando legittimazione – non a caso – in una finzione assiomatica d’origine, ovvero in un racconto, in un brano di letteratura, che non offre nessuna garanzia. Il discorso scientifico, oggi messo al posto di Dio, non offre per altro che finzioni. L’autentico resto, ciò che resta, è letteratura.

L’approccio di Penvins, alla sua prima prova editoriale con Un devoir?, che viene da una lunga pratica di scrittura, è quello originario. La scrittura è quella dell’esperienza, quindi in una distanza infinita da qualsiasi modello sociale di scrittura. Ogni periodo, ogni frase, ogni parola hanno la leggerezza della scrittura che non ha grumi da digerire o da alleggerire. C’è una giustezza linguistica che convoca in citazione quella di Kafka.

Ecco l’inizio del lungo racconto, o romanzo breve, di Penvins:

C’était le début de l’été, il faisait très chaud dans ce petit village pourtant à peine au sud de la Loire.

L’imperfetto è il tempo del mito: era l’inizio dell’estate.

Faceva molto caldo in questo piccolo paese: ogni maestro elementare ci spiegherebbe che è inesatto qualificare la prima apparizione di qualcosa con “questo”, che lo dovrebbe seguire. Invece l’aggettivo dimostrativo risulta nel suo mostrare, nel suo indicare, una rarefazione dello spazio circostante e introduce l’identificazione con un topos che è l’assioma fondatore della narrazione: un piccolo paese, come qualsiasi altro paese della terra. Un piccolo paese come metafora di ciascun paese. “Questo” perché è il nostro paese, il paese di chi legge la narrazione.

Non faceva un caldo qualunque, di un’estate qualunque... Faceva molto caldo nel paesino appena a sud della Loira? Pertanto appena a sud della Loira. Il “pertanto” lascia planare un dubbio sull’eccesso di caldo.

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Antonella Burato, Senza titolo", disegno a matita sanguigna





Prosegue così la prima narrazione:

Sous la fenêtre, le paysage s’étendait à perte de vue.

La finestra come la siepe dell’Infinito di Leopardi. È il limite che fa risaltare l’infinito del paesaggio che si estende senza mai trovare il confine.

E nel movimento di contrazione e di dilatazione giunge una frase nominale:

Le jardin, le verger, le près et les champs de blès, jaunes sous le ciel bleu.

Il giardino, l’orto, i campi di grano, gialli sotto il cielo blu. La serie e il colore. Non la serie colorata.

Sotto questo cielo, tra il giallo e il blu: le rose des chairs lascives. E non c’è lascivia nella scrittura di moments de plaisir un peu vague...

L’eccesso del caldo si confronta con il paesello pertanto appena a sud della Loira, che lentamente irrompe sulla scena con tutto il suo peso sociale di intruppamento dei destini soggettivi.

Il giovane che sogna di dipingere o di lavorare come architetto dans un village de 1500 habitants!, e invece accetta la via proposta dal padre, quella della sicurezza economica, rappresentata dal mestiere del farmacista, è il protagonista maschile, marito della protagonista: entrambi voci narranti della storia. E ciascuno risulta antifonario per l’altro, in modo non esclusivo, nel senso che altri attori della storia irrompono sulla scena con la voce narrante, come in Trou de mémoire d’Hubert Aquin.

Un dovere? È l’indagine incessante sulle ragioni di vita. E proprio nel tentativo di capire se si è trattato di un dovere personale o sociale, quello di sposarsi per qualche momento di effimero piacere, comincia a scriversi un’altra storia, la vera storia, e non quella finzione di finzione che sorregge le pseudo vite degli umani smarriti.

I tropismi, cari a Nathalie Sarraute, non sono più la trama quasi inconscia dei pensieri dei personaggi della storia ma la loro voce pubblica, e nello scarto, quasi ovvio, di posizioni che non sono simmetriche (se non nella presunta idealità della finzione di finzione che Freud chiama “romanzo famigliare dei nevrotici”) fa capolino appunto ciò che di originario resta nella vita dei protagonisti e di “questo” piccolo paese.

L’assenza di simmetria tra i vari attori della storia, che si precisa nelle versioni differenti che ciascuno dà dei fatti, che dovrebbero essere incontrovertibili, allude a un’altra realtà, a un’altra lettura della storia, senza per altro fornire un significato o una risposta univoca. Persino il punto interrogativo del titolo indica una scena ignota che ciascun lettore deve attraversare e leggere. Un devoir ? non offre certezze, non è letteratura di svago o di evasione: si tratta di una lettera che arriva a destinazione, inesorabilmente come il sintomo.

Nell’ambiente stagnante del paesino, si gioca la vita di Jean-Paul, dibattuto tra due sorelle, Lou e Eléonore, ciascuno misurando la sua forza per o contro la provincia come metodo di vita. Provincia che Penvins chiama nel romanzo le regole sociali.

Le regole sociali sono da accettare come un dovere o da affrontare con un controdovere? “Forze straordinariamente più potenti” delle regole sociali si segnalano solamente come follia o sragione in Lou, e perché no? anche nell’ipermoralismo naturalistico di Eléonore e di Jean-Paul.

Ma la partita di vita non è già giocata, e così il romanzo di Penvins, bello per le piste che apre.

Penvins, nome d’arte di un autore che non intende ancora giocare la sua partita a Parigi, che è anche un mega paesino fatto a immagine di “questo” paesino del romanzo, ha il talento e il dispositivo di scrittura per giocare ben altra partita sulla scena letteraria francese; e non solo, se noi ci siamo accorti della sua opera da “questo” paesino che è l’Italia.




Penvins vive e lavora a Parigi. Codirige la rivista internet di letteratura : Exigence-Littérature


Giancarlo Calciolari, direttore di Transfinito.eu e di Transfinito Edizioni.


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