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Che cos’è la devianza ?

Giancarlo Calciolari
(23.09.2008)

La devianza è una definizione sociologica rispetto alla norma. E la norma si riferisce a una finzione che, ben che fondatrice e fondante, rimane non meno dogmatica. Su questo, insegna Wittgenstein, occorre tacere.

Insegna invece il logico matematico Gottlob Frege che quasi tutti potrebbero sbagliarsi e anche uno solo avere ragione. In questo caso, l’unico risulterebbe deviante.

Si tratta di fare l’elogio della linea, del discorso normativo? Si tratta di farsi diverso, di coltivare la devianza o l’anticonformismo?

La psicanalisi, quella che ancora si occupa di ricerca, privilegia la logica particolare in modo tale da non occuparsi di istituzioni (che non siano quelle psicanalitiche), che quasi risultano uno schermo rispetto all’inconscio. La Res publica, lo stato, il diritto, rimangono cose per gli specialisti, che mai come oggi sono diventati manager, che valutano ciascuna cosa in perdite e profitti. In ogni caso questa è la rappresentazione che ne danno sia i politici che i tecnici.

Si tratta di leggere la norma e la devianza senza appiattirle in un’equazione industrialista. Leggere la normatività senza più dispiegare un pensiero normativo.

L’istituzione implica la normatività. La società come palinsesto di istituzioni non si intende senza un riferimento a un’istanza normativa che ha effetti di legge. Chi è sovrano? si chiede Carl Schmitt, il nazista. La sovranità è una finzione, sia come costituzione sia come istituzione divina, monoteista o politeista.
Secondo il giurista e psicanalista Pierre Legendre, lo sfruttamento sociale e politico della normatività è una cosa, la questione vitale del legame di un soggetto alla normatività ne è un altra. Nessuna società (pleonasticamente definita umana) non saprebbe dispensarsi dal mettere in riga i suoi soggetti. Infatti più il soggetto è ritenuto una creazione gnostica, una chimera sociale che nasconderebbe la vera posta in gioco di ciascuno, e più i suoi detrattori trattano “inconsciamente” come soggetti i propri collaboratori, figli dei figli che rimarranno sempre allo stato larvale.

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Hiko Yoshitaka, "Nodus linguae", 2007

L’impresa di normalizzazione si è realizzata sinora con tutto e il contrario di tutto. L’America dà lezioni di civiltà alla Cina e la Cina dà lezioni di civiltà all’America, e ognuno si ritene normale e considera l’altro deviante. Ma, se non si pretende di promuovere la follia dei vertici e l’annullamento soggettivo delle basi (lasciando lo status quo alla maggioranza), un’esigenza non può essere cancellata: l’esistenza di un topos di legalità che garantisca la vita collettiva, anche nei suoi aspetti riproduttivi e non solo produttivi. E questo accade secondo alcune costrizioni insorpassabili della differenza e non solo dell’uguaglianza.

A questo proposito, Legendre parla di differenziazione umana. E per questo aspetto l’antropologia è imparentata alla zoologia. Il lupo e l’agnello? Il falco e la colomba? Il gattopardo e lo sciacallo? Il leone e la iena?

Quando la differenziazione risulta devianza da colpire con sanzioni? C’è una devianza legale e una devianza illegale? Certo rispetto alla normalità schiacciante proposta dal discorso normativo che impera, la devianza può sembrare una proposta culturale e/o politica. Negli anni settanta circolavano con orgoglio libri dal titolo Lo psicanalista deviante.

Occorre valutare il Riferimento fondatore, fondamentale e fondante delle istituzioni umane per intendere i vari tentativi di manipolare la finzione per perseguire scopi che altrimenti sarebbero avvertiti come devianti e perseguibili penalmente. Il razzismo che emerge in Italia, e che scuote la redazione di Famiglia Cristiana e non quella dei giornali laici, è normatività o devianza?
È normatività la frode fiscale, il falso in bilancio, la doppia vita e devianza il furto della mela per gioco o per fame?

La devianza è un modo per riaffermare l’istanza insormontabile della legge, qui intesa anche come legge inconscia. La devianza è la spia che la retta via non è mai smarrita. C’è devianza perché la legge della parola non si svelle. Le malattie organiche e psichiche sono le sentinelle dell’itinerario e indicano il fuori pista. E così la devianza sociale. La pena sociale (prigione) o personale (malattia) è il modo dell’incancellabile della legge.

C’è da distinguere tra devianza e dissidenza. La devianza è del soggetto (sebbene fiction) mentre la dissidenza è dell’inconscio. Dissidente non è il deviante, legale o illegale, è ciascuno che si attiene alla vita assoluta.
Dante smarrisce la retta via. È deviante? Oppure è il governo di Firenze a deviare verso l’esilio il sommo poeta?

Dante procede integrando anche l’impossibile smarrimento e giunge sino alla cifra del paradiso. Senza nessun elogio dello smarrimento. E occorre per ciascuno che l’apertura, la porta, il ponte, l’albero, non vengano mai meno, poiché la pena non può mai essere capitale.

Testo scritto per la rivista "Helios Magazine"


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30.07.2017