Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

Il tatuaggio come pretesto per l’arte

Hilda Perek
(23.12.2008)

Dice un’artista coreano: mi interessano i tatuaggi come metafora di un desiderio nascosto o una sorta di pulsione imprigionata nella coscienza umana.

Quale sarebbe questo desiderio nascosto, quale sarebbe questa pulsione imprigionata nella coscienza umana? Il desiderio di scriversi e di dipingersi sul corpo perché sarebbe nascosto o imprigionato? Pulsione è un termine di Freud, mentre pulsione imprigionata è una metafora giornalistica che pare autorevole proprio per il riferimento all’autorità di Freud, che ovviamente non nascosta e non imprigionata verrebbe negata da chiunque.

Oggi è ammesso il tatuaggio e addirittura viene avvertito come un imperativo sociale per far parte della banda dei socialmente riusciti. Per altro, i tatuaggi oggi classici, come quelli frutto delle colonie penali, hanno un’altra estetica e un altro codice di lettura, quelli di una banda a parte.

JPEG - 168.5 Kb
Opera di Hiko Yoshitaka

Qual è la scrittura che si chiama tatuaggio? Vede forse l’artista la pelle e in alcuni casi i monitor come una estensione della tela? L’interesse primordiale di Kim Joon per l’arte del tatuaggio è nato al tempo del collegio e durante i tre anni di servizio militare a Seul in Corea. Non solo l’imprinting è accaduto quando era studente e soldato, ma soprattutto quando si trovava in un’istituzione che qualche sociologo ha chiamato totale.

Nella gerarchia delle istituzioni totali, totalitarie, totalizzanti, il governo coreano, come qualsiasi altro governo del pianeta, ritiene di avere il monopolio della scrittura, anche della scrittura sul corpo. Da qui nasce l’ipotesi dell’artista di mettersi contro la scrittura dello stato, per una scrittura anti statale, ovvero mancando la scrittura dell’esperienza.
In odore di uguaglianza o di diversità sociale, il tatuaggio è il marchio della bestia, nell’adempimento del totemismo di massa, che considera ogni altro come in attesa di tatuaggio.

Considerando che le idee sul tatuaggio dell’artista coreano valgono a produrre il business e quella realtà in confezione che trova conferma anche nelle multinazionali di psicofarmaci, c’è poco da stare allegri.
Interessante sarebbe come l’opera dell’artista coreano risulti una attraversata ed una lettura della pretesa che la scrittura sul corpo abbia a che fare con la scrittura della vita.



Prima pubblicazione: 2 settembre 2008


Gli altri articoli della rubrica Arte :












| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |

19.05.2017