Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

Leggendo Paul Virilio, "L’incidente del futuro"

L’evento, l’incidenza del tempo

Philippe Morin

Paul Virilio s’attende il male, anzi il male dei mali, e pone il suo sapere catastrofico come farmaco che realizzi l’economia del male e che solo ci dischiuderà l’accesso al bene.

(21.06.2009)

Sin dall’esergo di André Isaac: "Meglio attenersi al prevedibile che essere sorpresi dall’inatteso", Paul Virilio nel libro L’incidente del futuro, (Raffaello Cortina Editore, 2002, pp. 92, € 7,50) accetta i criteri del visibile, dell’albero della conoscenza del bene e del male.

Inatteso infatti è l’albero della vita, che non è nemmeno cercato al suo posto, ovvero al centro del giardino, e quindi è barattato con quello della conoscenza, che semplicemente non è mai esistito, se non come fantasia di padronanza.

Paul Virilio s’attende il male, anzi il male dei mali, e pone il suo sapere catastrofico come farmaco che realizzi l’economia del male e che solo ci dischiuderà
l’accesso al bene. E quindi ogni invenzione presunta benefica nascerebbe col suo contrappunto malefico, un incidente specifico, oggetto appunto della visione
del profeta e contemplatore della scatola nera.

Virilio cita il passo del Genesi dove c’è la tentazione della conoscenza del bene e del male, e abbocca alla tentazione. Tale è la conoscenza dell’uomo fatto a immagine somiglianza dell’uomo, ovvero senza Dio.

JPEG - 32 Kb
Santina Pellizzari, "Rosso e azzurro in diagonale", 2002, acrilico su cartoncino, cm 70x85

Quello che ormai è classicamente noto come "la morte di Dio". Non a caso, da una citazione di Paul Virilio traiamo l’informazione che la tradizione della cabbala legava la fabbricazione dei golem alla morte di Dio.

Paul Virilio legge l’irruzione di una macchina giocattolo (il computer) come strumento della falloforia sociale, che ha due aspetti: il manganello dei dominatori e il grimaldello dei dominati. Si questiona sul valore dell’innovazione senza etica, che spingerebbe ogni uomo verso il ricordo dell’infanzia, intesa come luogo senza la parola.

In effetti, la questione è quella dello strumento intellettuale, che non si presta più al sistema del bene e del male, dei padroni e degli schiavi. Lo strumento senza più l’esercizio della padronanza e del controllo.

L’incidente del futuro è la bomba informatica: è ciò che arriva. Così suona in francese il titolo dei libro: Ce qui arrive. E da dove viene Paul Virilio che vede così bene quello che arriva? Viene anche dal mito di Prometeo che prevede tutti i mali del vaso di Pandora. Virilio giunge a leggere in Leonardo già un Cartesio. Un Cartesio, ovvero Descartes a uso e consumo della propria assiomatica negativa.

Per altro, Virilio annota un certo dualismo, come la filosofia della riforma abbia cercato di togliere l’incarnazione di Cristo, l’ammissione del figlio, introducendo l’uomo macchina e la macchina umana, ma è tentato dal reintrodurre un sistema dualistico dove "la velocità è la vecchiaia del mondo", e il nuovo mondo rimane sempre la sfera dove leggerne tutto il suo male. L’analisi del male, la conoscenza estrema di tutti i mali, la chiarezza assoluta della scatola nera relativa, rimane appunto nell’orizzonte positivo-negativo (tra l’altro, Paul Virilio ha scritto un libro dal titolo L’Horizon négatif, Galilée, 1984) con il bene e il male davanti, ovvero con l’albero dei rimedi e dei veleni, con l’interrogazione chiusa, in altri termini sotto la cappa dell’incubo. Non come interrogazione aperta.

L’uomo naturale e l’uomo virtuale sono entrambi senza virtù, senza forza, senza pulsione, e vanno dove li porta la convenzione. E così Paul Virilio pur criticando il progresso lo scrive con la maiuscola.
Certamente Paul Virilio teme la società cannibalica e vampiristica. Non saremo noi a negare l’esistenza del tentativo impossibile d’istituire un sistema della voracità mondiale, che conta tra i suoi nomi quelli di imperialismo, controllo, padronanza, dominazione, inumanità...

E Paul Virilio ironizza, non a torto, sulla promessa di nascite senza dolore e di morti dolcissime. E paventa la filofollia universale che attacca la specie umana diventata interamente indesiderabile e quindi eliminabile.
L’ipotesi di Paul Virilio arriva a porsi la questione se il pianeta sia in mano ai matematici deliranti che si trovano nei Viaggi di Gulliver di Swift o in mano a Bouvard e Pecuchet, non meno deliranti, che si trovano nel romanzo omonimo di Flaubert. Ma siamo lontani dal questionamento di Gustave Flaubert: Madame Bovary, c’est moi. Ovvero di intendere quanto in ognuno di noi ci sia di preso nella stessa logica attribuita agli altri.

Dalla catena di montaggio alla catena significante gli umani sono schiavi. E i nuovi eroi popolari, capaci di performance estreme, sono sempre i vecchi eroi. La falloforia era già a Atene, e poi a Roma, e prima era al Cairo. Questo è il discorso della morte, quello della conoscenza delle scatole, bianche e nere.

Per alcuni versi Paul Virilio non accetta la morte e si chiede perché l’uccisione collettiva e il sacrificio rituale degli innocenti non siano più nascosti ma siano spettacoli quotidiani? Anche la guerra terrorista totale e la guerra preventiva totale sono spettacolo della vita ordinaria. Perché la riduzione dell’umanità in schiavitù si effettua con la paura, con la minaccia di morte o di prigione. Anche con la minaccia dell’aids e della sars. Ma non giunge a esplorare la credenza nell’incidente, nella catastrofe come appartenente allo stesso discorso della morte che qua e là non accetta.

Il darwinismo tecnico, il purismo tecnologico è indagato con estrema lucidità da Paul Virilio. E trova come "vietato vietare" sia la legge fondamentale del progresso scientifico, ossia l’altra faccia del "tutto è permesso". Altra è l’interdizione linguistica, intellettuale (in francese Virilio scrive: "Interdit d’interdire") che sta nella parola e per questa interdizione la questione risulta quella dell’etica, e anche della legge e della clinica della vita.

Paul Virilio è in condizione di profetizzare dove va la maggioranza compatta americana: "Non liberazione, ma presa di controllo globale dell’umanità". E dell’Italia, Paul Virilio annota che la transpolitica aperta dall’elezione di Silvio Berlusconi avrebbe istituito un’alternanza non più tra destra e sinistra ma tra il politico e il mediatico.

Ma non è una novità. È da duemila e ottocento anni che
funziona così nella vita ordinaria. Il governo degli umani è sempre stato una telecrazia, come comunicazione diretta da inconscio a inconscio.

La sincronicità che Virilio trova nella cronopolitica è esatta, ma non propone né la simultaneità né un altro tempo del fare, e la questione parrebbe quella di fermare la folle diacronia del progresso moderno, o di predicarne la paralisi, il blackout, l’incidente.

E l’angelismo internettiano è l’altra faccia del demonismo internettiano di Virilio(che ha scritto: Cybermonde, la potitique du pire, Textuel, 1996). Il peggio e il
meglio sono infatti ironia delle sorte e mai diventano sistema. E internet come strumento non sta appeso all’albero della conoscenza del bene e del male.

L’evento, il miracolo, ciò che arriva strada facendo non è rappresentabile. E l’incidente del futuro e il futuro come incidente tentano l’impossibile espunzione dell’evento. Certo che, se esistesse la rappresentazione del futuro,
avremmo bisogno degli esegeti degli incidenti, che tra l’altro modulano la profezia sulla visione del passato. E non siamo lontani dal filosofo come consigliere del tiranno, come Aristotele.

Paul Virilio parla di una situazione senza precedenti, poiché mondialmente suicidaria. Ma il mondo è da sempre suicida, ossia imbastito sul discorso della morte, se non sulla morte senza più alcun discorso, e tra le sue propaggini c’è la denuncia della deriva suicidaria del mondo.

Lo stato suicida globale non è la perdita dell’istinto di conservare se stessi: è l’istinto stesso di conservazione, ovvero l’applicazione dei tre principi della filosofia greca: il principio di non contraddizione, il principio di identità e il principio del terzo escluso. In effetti, tutto ciò che deve fare A per essere uguale a A (A=A) è espungere la contraddizione, il terzo, e anche lo zero e l’uno. Il principio d’identità come principio di conservazione è suicida. Si tratta di conservazione della salma.

Ciascun istante che arriva è un nuovo istante, senza più ordinalità. L’ordinario della vita è lo straordinario. E la questione "come vivere" si svolge con il progetto e con il programma di vita. Mentre ponendosi di fronte il bene e il male, per giungere al bene attraverso la conoscenza e l’economia del male, c’è solo la sopravvivenza.

Paul Virilio analizza la museografia che rivelerebbe solamente la spaventosa miseria della tecnocultura occidentale. Eppure, la mostra "Quel che accade" (che corrisponde al titolo in francese del libro in lettura, e che si è tenuta a Parigi nel 2002) mira al "Museo degli incidenti".

Il fantasma della morte dell’arte, ossia che l’arte sia rimpiazzata da macchine autoadattanti manovrate da esperti scientifici crede ancora nella genealogia e la riperpetua. L’esperto scientifico non è un manovale senza arte, non esiste in quanto tale, se non come ruolo sociale.

Ma l’esperto scientifico è un dispositivo non ontologico. E un esperto scientifico può essere anche un poeta, uno scrittore, un regista, un artista. Questione di cervello artificiale e non di essere nati col camice bianco. Inoltre l’arte della combinazione esclude la combinatoria logica. E l’intervento artistico, culturale e scientifico poggia sulla trasposizione, non sul realismo catastrofico.

Allora il racconto giudeocristiano del Genesi è la storia di un suicidio scientifico, scrive Paul Virilio. Ma proprio no. Il Genesi offre la prima vanificazione del bestiario sociale votato al suicidio. Lo sviluppo tecnoscientifico bara con l’essenziale? È un’arte del falso?

Per Virilio l’associazione tra arte, scienza e pubblicità liquida la civiltà, e resterebbe il dato nuovo di una cultura senza autore. Virilio evoca i personaggi in cerca di autore di Luigi Pirandello.
Virilio profetizza la venuta sul palco televisivo di altri personaggi, di infelici colpiti da malattie rare e sinora incurabili. Esatto. Il libro è stato scritto prima dell’incidente sars, e dopo l’emergenza del virus Ebola.

Il paradosso di Paul Virilio sta nel suo parlare della vita offrendoci la conoscenza della catastrofe; ovvero si attiene al discorso che critica. Anche le zone sperimentali di non diritto trovano oggi, per esempio, la sars come l’incidente del futuro in atto nell’epoca.

E annota Virilio come l’ideologia sanitaria mondiale affondi le sue radici in quella del nazismo. Anche nel caso della mucca pazza.
L’attentato dell’undici settembre come un atto di guerra totale sta nel discorso occidentale, nel discorso della morte. Si trova già nella nozione di infinito potenziale di Aristotele.

Dal continente al buco, dallo stato nazionale allo stato mondiale, c’è chi vede nero. E non solo le mucche al buio di Hegel. E tutto sembra scontato, naturale. Le azioni del terrorismo mondiale vengono descritte come catastrofi naturali. Naturale è che il mondo sia sempre in uno stato di guerra mondiale non dichiarata. Guerra adorata o esecrata.

Potenze multinazionali miranti al monopolio del mercato delle apparenze? Eppure Virilio con questo suo libro in edizione italiana ha avuto una buona accoglienza mediatica. L’ascesa in potenza di uno stato mondiale nero della quantità ignota di una criminalità privata è per Paul Virilio l’al di là del bene e del male, del quale da
secoli sognano i grandi sacerdoti di un progresso iconoclasta. Del resto, anche i piccoli sacerdoti di un regresso icononoclasta, naturalista, accettano la morte.

Giganti e scalognati? Forse Paul Virilio crede ancora che gli scalognati potrebbero, diventando esperti della conoscenza delle catastrofi, sconfiggere il regno dei giganti.

Più che l’iconoclastia o l’iconolatria della natura naturata, tra gli artisti e gli intellettuali più interessanti è in gioco la beffa, per esempio in Marcel Duchamp, proprio rispetto al mondo del progresso, per dire così lo stesso che analizza Paul Virilio.

La questione rimane come l’incidente conservi i termini della parola, senza più apologia della sincope del progresso. Come l’incidente sia l’altro nome dell’evento. Il tempo incide nell’evento. E occorre che i fautori, anche loro malgrado, della scienza del discorso, tra i quali Paul Virilio, si provino a confrontarsi con la scienza della parola, la cifrematica.

Philippe Morin, psicanalista, ricercatore cifrematico, Parigi.

Traduzione dal francese di Giancarlo Calciolari.

2 settembre 2003


Gli altri articoli della rubrica Comunicazione :












| 1 | 2 | 3 |

19.05.2017