Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

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Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

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Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

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Fulvio Caccia
Rain bird

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Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
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Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

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Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

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Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

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Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

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Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

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Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

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Paura

Francesca Peruzzi
(19.08.2008)

Immobile, ancora stordita dagli eventi della serata appena finita, apro gli occhi e, incantata, mi fermo ad osservare i raggi del sole che con prepotenza diventano sempre più forti e invadono la stanza. Un uomo è sdraiato accanto a me, i pensieri affollano la mente annebbiata dagli eventi e dalla stanchezza. Sogno o mi racconto una storia meravigliosa e strana che forse è accaduta proprio a me?

In piedi, nel caos di una metropolitana all’ora di punta, cercando di non cadere addosso a qualcuno cerco affannosamente nella borsa per trovare il cellulare e rileggere ancora e ancora il messaggio che mi ha inebriato per tutto il giorno: “Stasera alle 21 passo a prenderti, vieni a cena con me?”.

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Christiane Apprieux, "Corpo in gloria", 2007, bronzo a cera persa

Non ci posso credere! No, ancora non ci credo, dopo tanto tempo finalmente ha scelto me per una serata speciale proprio oggi, il giorno del mio compleanno! Come può ricordarsi del mio compleanno dopo anni di indifferenza? Stordita sono corsa da una collega, la meno velenosa, ho bisogno di gridare a qualcuno tutta la mia felicità, di condividere un momento inaspettato e felice. Glauco mi ha cercata, si è ricordato di me. E ora? Rispondo al messaggio? Vado a cena? Cosa indosso? Come mi comporto? Aiuto! La mia giornata, sono appena le 14, è praticamente in panne. Il telefono suona, il computer continua a ricevere mail ed io sono lì, confusa a ripassare mentalmente tutto il guardaroba. Non ho niente da indossare, sono completamente inadeguata anche ad essere me stessa, figuriamoci a cercare di essere una stra…Oddio…dovrò depilarmi? Ma perché proprio a me? L’uomo che negli ultimi 5 anni non ho smesso di sognare mi cerca oggi, per il mio compleanno, mi invita a cena.

Piango lacrime di gioia e pena. Sono uno schifo solo al pensiero di non essere adeguata ad uscire con un uomo, dopo tanta astinenza, anzi.. con che uomo, quello che ho sempre desiderato.

Mi guardo allo specchio e con tutta la forza di un cuore che batte di passione esco. Sicura di me, così appaio, mi dirigo nel negozio di biancheria intima; partiamo dal sotto, forse è meglio. Per anni mi sono fermata a sognare davanti a questa meravigliosa vetrina immaginando di indossare pizzi e babydoll per qualcuno di speciale. Pazzia! Entro e acquisto un completino color miele, con pizzo marrone. Una delizia.

Adesso mi sento molto più sicura, vista allo specchio non sono da buttare. Il commesso, un ragazzo poco appassionato al sesso femminile, mi ha riempito di complimenti disinteressati.

Preparo un bagno caldo profumato con sali marini conservati per una serata speciale, mi immergo e mi rilasso. Se riesco ad essere me stessa funzionerà benissimo, in fondo lui ha invitato Caterina a cena e quindi vorrà trovarsi davanti lei. Ok, ci siamo. Sono sufficientemente convinta, mi asciugo ed inizio a rovistare nel guardaroba per trovare me stessa, la cosa che più mi assomiglia stasera.

Allora, comincio da sotto e, con delicatezza, indosso il completino intimo più bello che mi sia mai regalata, è il mio compleanno e, dopo essermi scrutata con l’occhio cinico che non mi abbandona mai, decido di puntare sul classico. Le sorprese più belle stanno dentro la carta più semplice. Jeans, stiletti e maglietta. Mi soffermo sul trucco, sugli occhi, specchio dell’anima, ma se Glauco ci legge la confusione che ho in testa, l’ansia che non mi lascia respirare e il cuore che batte impazzito la serata finisce prima di iniziare.

Ok, ci siamo. Sono le 20,45, uau! In perfetto orario per ricontrollare che tutto sia in ordine, la camera è un campo di battaglia, ma non c’è tempo per sistemare. Faccio un respiro profondo e mi incanto a guardare il cellulare, sperando che suoni. L’ansia mi blocca il respiro, mi prosciuga la bocca, bevo per calmarmi.

Alle 21,15… ma non sono le donne ad essere in ritardo?... finalmente uno squillo: “scendi!”.

Scendi??? Ma io sono una romantica e sognatrice, non sono un’opzione del computer. Però, penso, sarà la voglia di vedermi che prevede un imperativo.

Scendo, anzi, volo giù per le scale, e lui è lì, davanti alla porta nascosto da un bouquet di tulipani (ma chi glielo ha detto che sono i miei preferiti?) bello più di sempre.

Il mio cuore è ormai qualcosa di lontano da me, non riesco più a sentirlo. Piano piano apro gli occhi e intorno a me vedo solo delle luci sterili, da ospedale e lui che mi dice: “Ti ho sempre desiderata ma avevo paura di te, della tua sicurezza, ho aspettato un momento speciale per dedicarti me stesso, era tutto organizzato. Sei svenuta, hai avuto paura di trascorrere una serata con me? Scusami, è colpa mia”.

Lentamente mi alzo ed un dottore mi dice: “Tutto a posto, signorina, il suo cuore gode di ottima salute, lo abbiamo solamente calmato, può andare”.

Divento rossa, viola, verde dalla rabbia e dalla vergogna. I miei sogni, una serata indimenticabile… il bouquet, Glauco bellissimo, vicino a me. Mi sorregge come una vecchietta, delicatamente mi accompagna alla macchina. Saliamo in auto e poi in casa da me… tutto il resto è un sogno? Un sogno vero perché finalmente abbiamo donato ai nostri cuori ciò che hanno reclamato in questi anni… l’amore.


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14.02.2017