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Bruna Scali. La gioia di dipingere

Siliano Simoncini
(8.07.2008)

La pittura di Bruna Scali ha origini antiche. Potremmo dire che deriva dalle straordinarie prove dell’arte compendiaria pompeiana, la cui freschezza cromatica si amalgama al piacere narrativo, al riscontro aulico e festoso che i personaggi e il paesaggio rappresentati sono in grado di promanare. E a quale altro periodo la nostra artista avrebbe potuto fare riferimento se non al Settecento, ugualmente sgombro da paludamenti intellettuali e fecondo di un dinamismo pittorico senza eguali?

Giambattista Tiepolo, in particolare, è osservato attentamente dalla Scali, che è rimasta affascinata dalla sua libertà espressiva, dall’intensità luminosa dei suoi affreschi e dalla ricchezza cromatica delle sue tele. Un pittore, il Tiepolo, che narra del mito, delle storie di Orlando, o celebra gli episodi della Bibbia, tramite una spregiudicata reinvenzione delle tradizioni. Simile l’intento della nostra artista; infatti la Scali che ci narri le storie di Santa Verdiana, ripercorra le novelle del Boccaccio, oppure ci riporti al passato con gli splendidi ritratti delle figure femminili vestite alla romana, sa rinnovare il linguaggio della tradizione pittorica figurativa. Ma non quella risalente al movimento del Novecento italiano, come fanno spesso molti artisti odierni, piuttosto la Scali, e ciò è del tutto singolare, fa riferimento a quell’Impressionismo dell’Ottocento la cui pittura, dall’atmosfera limpida e felice, la nostra artista sa rivitalizzare come pochi altri pittori contemporanei sono in grado di fare.

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Bruna Scali, "Signora in rosso"

Altro aspetto che qualifica la sua pittura è la perizia tecnica; infatti, la Scali, si dedica con competenza al restauro di dipinti antichi e al ripristino di decorazioni a tempera e ad affresco, quindi ha affinato un esercizio, nell’uso degli strumenti del linguaggio pittorico, tale da consentirle di essere padrona, in ogni momento, della pennellata e di tutto quel bagaglio di nozioni propedeutiche indispensabili per la buona riuscita di un’opera. La scelta dei colori nei suoi quadri è frutto di un’attenta selezione, soprattutto possiamo notare come la prevalenza di tonalità fredde renda l’insieme del quadro istantaneo e arioso: i verde azzurro del paesaggio dipinto dilatano la superficie e allontanano verso l’infinito l’occhio del fruitore. Nelle allegorie, i brevi tocchi di tonalità calde contrastano a bella posta con l’insieme azzurrato e il racconto prende immediatamente vita perché arricchito, per l’appunto, da una baluginante fantasmagoria cromatica che rende l’insieme gioioso e piacevole.

Bruna Scali, si può dire sia nata pittrice, fin da piccola ha sempre disegnato e alla pittura si è dedicata giovanissima, ha frequentato la scuola di pittura dell’Istituto d’Arte di Porta Romana a Firenze ma, in particolare, si è legata all’esperienza artistica e all’umanità di un grande artista come Carmignani. Sotto la sua guida ha realizzato numerose decorazioni ad affresco e moltissimi quadri dipinti con la stessa tecnica; inoltre un numero considerevole di opere è stato realizzato a tempera e a olio. Dunque una produzione vasta quella realizzata da Bruna Scali, ma non per questo il numero è disgiunto dalla qualità; infatti anche in questa mostra di Certaldo chiunque potrà constatare come il livello delle opere sia di ottima fattura e, soprattutto, potrà abbandonarsi a quello spirito narrativo che anima i dipinti, spirito che unito alle modalità comunicative della stessa pittura, è in grado di trasmettere una frenetica gioia del fare che è tipica della poetica perseguita dall’artista.

Siliano Simoncini - giugno 2008



Testo per la mostra "Bruna Scali. La gioia di dipingere", tenutasi dal 21 al 30 Giugno 2008 presso il Palazzo Stiozzi Ridolfi (la Casa del Boccaccio) a Certaldo (Firenze)


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30.07.2017