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Che cosa c’entra Gödel con la lettura del razzismo?

Giancarlo Calciolari
(24.06.2008)

C’è un varco incolmabile tra la teoria e la pratica, nel senso che la pratica non ha bisogno di nessuna teoria dimostrata per fare, disfare o strafare, come anche nel caso della razza e del razzismo. Intendiamo con questo dire che non c’è nessuna dimostrazione teorica della razza, che è un concetto colabrodo. Le varie pseudo teorie della razza, indimostrabili, servono semplicemente il razzismo. Ovvero il razzismo, come pretesto per dominare alcune persone come se appartenessero a una serie inferiore, utilizza la nozione di razza che teoricamente è insostenibile.

Affrontiamo l’insostenibilità teorica della razza, non con i modi consueti della sociologia, della psicologia, dell’antropologia, della teologia, della psicanalisi, della teoria politica. La nozione di razza è quella stessa di classe universale che esclude i poliversali e gli antiversali. Nel senso che c’è una serie infinita e che proprio per il transfinito in atto si conclude (non è una serializzazione infinita potenziale), e ci sono altre serie infinite, di modo che nessuna serie negli infiniti mondi di Giordano Bruno sia esclusa.

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Opera di Hiko Yoshitaka

La pretesa della nozione di razza s’imbatte nel paradosso di Burali-Forti, meglio noto come il paradosso di Russel, quello dell’insieme di tutti gli insiemi che non contiene se stesso. La razza non può contenere se stessa, la razza è incompleta, quindi inesistente: non c’è la serie chiusa che garantisca la sua purezza e il suo buon ordine sull’esclusione dell’altro. Razza è una definizione chimerica per l’azione, catastrofica in ogni caso.

Non è un caso che l’assioma di scelta si fondi sul principio del terzo escluso. Il razzismo è teoria della serie esclusa, della serie da eliminare, della serie impura che eliminata lascerebbe la serie ben ordinata al potere, pura e dura (alla quale apparterrebbe il “buon esempio”).
Il pianeta infatti non vive secondo la logica, ma secondo una paralogica, una analogica, si attiene a un gruppo di omologia umano, che se pure inesistente e uistitista è applicato come se fosse la scienza della vita.

Noi abbiamo l’idea della logica matematica come di una disciplina non connessa alla vita, e purtroppo quando è eminentemente connessa alla vita in quanto applicata non alle cose ma alla cosa mentale, la cosa umana, si manifesta nefasta. La logica matematica va indagata dall’interno, nell’interno, nel senso che nel cuore della teoria matematica c’è una teoria della vita, per lo più fantastica. Molti matematici, anche dei geni come Cantor e Gödel, che avevano idee fantastiche su Dio, sulla famiglia e sulla vita, che hanno portato il primo a morire in manicomio e il secondo a privarsi del cibo sino a morire, si attengono alla matematica come scienza di vita.

Che cosa c’entra Gödel con la lettura del razzismo? Che cosa temeva Gödel in Austria? Perché se n’è andato in America tra amici ebrei alla promulgazione delle leggi razziste del 1938 come se lui stesso fosse un ebreo? È noto dalla biografia scritta da John W. Dawson JR che il logico matematico è stato picchiato a Vienna perché scambiato per un ebreo. Negli States Gödel aveva paura di essere avvelenato, temeva per la sua vita, sentiva di rischiare l’essenziale se avesse pubblicato le sue annotazioni matematico-filosofico-teologiche sulla missione di vita radicale. Le difficoltà era tale perché la sua teorizzazione riguardava anche Dio, di cui ha dato una prova di dimostrazione matematica, così come tale difficoltà riguardava l’approccio agli angeli e ai demoni. Quanto a Cantor c’è da dire che ha dimostrato che l’autore delle opere di Shakespeare era il filosofo Francis Bacon, e che il vero padre di Gesù era Giuseppe di Arimatea.

E tuttavia il primo inventa la teoria degli insiemi, e soprattutto del transfinito (cercando di dimostrare l’ipotesi del continuo), e il secondo la demolisce.

Ogni termine è spalancato, procede dall’apertura secondo una logica triale, in direzione del piacere. Come chiudere una serie? Come chiudere la porta? E la finestra? Perché giungere alla poesia dal titolo chiusa poesia della chiusa porta? Se la serie dell’altro è disordinata, allora occorre proporre la propria serie come ben ordinata e compatta, come serie seletta ed eletta che distruggerà la serie esclusa, votata alla distruzione.

Giuseppe Piccoli, infatti, l’autore della poesia citata, ha escluso dalla sua serie di poeta assoluto la famiglia. E lo squarcio della sua serie mortale l’ha cercato uccidendo il padre e mancando l’uccisione della madre. E dalla chiusa vita del manicomio criminale è “uscito” sono uccidendosi. Ovvero anche la serie che esclude l’altra serie è mortale (l’uno come peggiore nemico di sé). Come nel caso della serie razzista per eccellenza, storicamente, quella di Hitler, che ognuno sa che si è suicidato.

Il razzismo si appplica come omicidio e si realizza infine come suicidio. Perché tanti umani si trastullano con il razzismo, se non per l’interesse secondario eretto a idolo della vita parallela?

Lo pseudo problema di ordine pubblico di serie indesiderate sul suolo patrio è solo l’indice della tentazione suicidaria dell’intera società, nessuno escluso.



Testo scritto per la rivista "Helios Magazine"



Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito.eu" e di "Transfinito Edizioni"


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19.05.2017