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Athanor 11- Umano troppo disumano Fabio De Leonardis, Augusto Ponzio (a cura di)
Uno strano umanesimo si profila nella filosofia del contemporaneo, caratterizzato dall’affermazione sempre più decisa dell’identità e dell’appartenenza e dal rifiuto di ogni genere di alterità e di pratica improduttiva. Importanti saggi si confrontano su questo tema sviscerando contraddizioni e disumane conseguenze dell’umanesimo capitalistico. Investimenti in capitale umano, ingerenze umanitarie, interventi militari umanitari, guerre umanitarie: umano troppo disumano. Nell’odierna fase della comunicazione-produzione globale il “carattere distruttivo” (Walter Benjamin) della forma capitalistica ha assunto una portata planetaria. A esso sono inseparabilmente collegati l’affermazione dell’identità e dell’appartenenza, la difesa e l’esportazione dei valori del “nostro stile di vita”, l’”ascesa della soggettività”, l’incremento parossistico delle sue pretese, della sua fiducia, della sua arroganza, la boria della ragione, l’esaltazione della tecnica, del lavoro-merce, della produttività, l’accanimento della riduzione del sociale a una comunità di lavoro, proprio mentre si prospetta inesorabile la situazione di una “società di lavoratori senza lavoro” (Hannah Arendt). La filosofia della contemporaneità, del nostro tempo, la filosofia dell’attuale, che avalla il rassegnato adeguamento e la sottomissione dell’“animale razionale” e “politico” alla “dura legge del reale” fino al consenso all’“extrema ratio” della guerra, fa parte della stessa ideo-logica distruttiva. Non perché, opponendosi all’umanesimo pacifista della coscienza in pace, dell’”anima bella”, implichi la difesa dell’“inumano”, ma perché conserva, come l’umanesimo perbenista e tollerante, il disconoscimento dell’alterità, propria e altrui, dell’alterità del tempo, che continua a essere il tempo lineare del “soggetto solo” (Emmanuel Lévinas), della sincronia, della Storia, della presenza, della coscienza totalizzante.

All’umanesimo dell’identità deve essere contrapposto un umanesimo dell’alterità, che sia disponibile all’ascolto, che dia tempo all’altro, che si adoperi per rendere umano il tempo liberato dalla fine del lavoro-merce riconoscendo nel “tempo disponibile” per l’alterità propria e altrui “la vera ricchezza sociale” (Karl Marx).
Testi di: Abene, Arendt, Augieri, Bachtin, Catone, Chomsky, De Leonardis, De Luca, De Marinis Gallo, Duvakin, Einstein, Fanon, Gorz, Levi, Lévinas, Marcuse, Merrell, Muzzioli, Paulicelli, Perrone, Petrilli, Ponzio A., Ponzio L., Rossi-Landi, Russell, Schaff, Sebeok, Solimini, Szasz, Tommasi, Ward. Fabio De Leonardis, dottore di ricerca in Teoria del Linguaggio e Scienze dei Segni presso il Dipartimento di Pratiche Linguistiche e Analisi di Testi dell’Università di Bari, si occupa di letteratura con particolare riferimento al romanzo africano e di analisi del discorso politico. Nel 2007 ha pubblicato una monografia sulla questione palestinese, Palestina 1881-2006: una contesa lunga un secolo.
Augusto Ponzio, professore ordinario, insegna nell¹Università di Bari Filosofia del linguaggio e Linguistica generale. Tra le sue più recenti pubblicazioni: Tra semiotica e letteratura. Introduzione a Michail Bachtin (2003), The Dialogic Nature of the Sign (2006), La cifrematica dell’ascolto (2006), Fuori luogo. L’esorbitante nella riproduzione dell’identico. Saggio sull’unico e la sua alterità (2007).