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Camille Claudel al Musée Rodin

Hilda Perek
(10.06.2008)

« Je lui ai montré où elle trouverait de l’or mais l’or qu’elle trouve est bien à elle »

Auguste Rodin





Le opere di Camille Claudel sono in mostra al Musée Rodin di Parigi sino al 20 luglio 2008. La grande scultrice è quasi restituita alla sua gloria con questa mostra al museo Rodin, che non a caso è il nome di quello che è stato il suo maestro, e amante. Camille infatti è stata allieva, modella e amante infelice di Auguste Rodin; ed è stata internata nel 1913 del manicomio di Ville-Evrard su richiesta di sua madre e di suo fratello Paul. Nessuno può ignorare che Camille è la sorella maggiore del poeta e ambasciatore Paul Claudel, i cui testi intorno al “padre” sono stati oggetto d’analisi per Jacques Lacan.

Poi Camille è stata trasferita nel 1914 in un altro ospedale psichiatrico, a Montdevergues, vicino ad Avignone, dove lei è morta nel 1943. Camilla era nata nel 1864.

Lo sguardo di un certo femminismo aveva già indagato il mito difficile di Camille, molto prima che alcune biografie e il film di Bruno Nuytten nel 1988 abbiano popolarizzato il suo nome e il suo destino disastroso.

La condotta di Rodin e di Paul, il fratello di Camille, in direzione della scultrice, serviva per designarla ad incarnare la donna artista maltrattata dal potere maschile, misconosciuta nella sua opera, umiliata nel suo corpo, condannata alla chiusura per preservare la reputazione della cattolicissima famiglia Claudel.

Sia il risveglio femminista che quello mediatico hanno finito per coprire l’opera di pagine e pagine, di immagini e immagini. Le opere commentate sono sempre Sakountala e l’Age mur, che paiono spiegarsi con il legame e poi con la rottura con il grande scultore, August Rodin.

Forse non esiste più oggi la “banda Rodin”, come la chiamava Camille, e sono decadute le motivazioni di protezione della privacy degli eredi Claudel. Non a caso proprio al museo Rodin, per un parziale ritorno delle cose al loro posto, l’esposizione si distingue per una cura di esaustività e anche di neutralità rispetto a queste altre poste in gioco. Sono mostrate in ordine cronologico, sia i gessi che i bronzi e di marmi, ben più di 80 opere. L’esposizione comincia dal tempo prima di Rodin fino alle ultime opere, negli anni del 1900.

Camille Claudel, purtroppo per noi, dal 1906 al 1913, anno dell’internamento psichiatrico, ha distrutto annualmente le opere che faceva. E mai riprenderà a scolpire o a modellare nei luoghi di reclusione.

La mostra presenta differenti stati degli stessi oggetti, al fine che si possa comparare il modello ai risultati ottenuti con il bronzo e con la pietra. L’approccio è scientifico e la rappresentazione è sobria.

Questo modo di presentazione è efficace. Dapprima mostra che il lavoro da modello all’Accademia Colarossi e poi in un atelier indipendente permette all’artista di padroneggiare rapidamente le tecniche della scultura e di affermare radicalmente il suo interesse pressoché unico: la figura umana. La sua volontà di realismo le fa scegliere dei modelli all’opposto del bello ideale, donne anziane e cattivi ragazzi.

L’arrivo di Camille da Rodin, nel 1984, conferma quest’orientamento, lo accentua: non lo crea. Si avverte che la violenza che sino allora era rappresentata in uno stile descrittivo trapassa oramai nel gesto, nell’attacco della superficie, nelle disproporzioni, nella gestualità dei nudi. I corpi si attorcigliano, i muscoli si annodano, le bocche gridano.

Quello che Rodin osa per la Porta dell’inferno, Camille lo osa per Clotho. Il marmo mostra la parca dal corpo disincarnato attorcigliata da trecce di capelli, proprio lei che intreccia i fili dei destini umani.

Due altre versioni, senza la capigliatura e le braccia, spingono l’espressione artistica un grado più in là. Questo lavoro di ripresa e di variazione è quello che sovente Rodin fa subire alle sue creature. Ma se il metodo è lo stesso, la distruzione dell’ideale femminile è solo qualcosa che riguarda la scrittrice.

È proprio questo il fondo che si nota di più: non solamente Camille è una donna artista, ma in più, non rispetta i canoni della statuaria femminile, classica o neoclassica: giovinezza, belle proporzioni, volumi da accarezzare. Camille s’interessa di soggetti bizzarri, che lei nomina "piccole cose nuove", come nell’opera Les Causeuses, quattro chiacchierone che arrancano nel loro angolo di donne sole davanti al fuoco.

Camille fa delle commistioni di materiali bizzarri, e anche le dimensioni non sono meno bizzarre. Camille ama l’onice verde assenzio, che lei stessa taglia e scolpisce in forme di boiseries XVIII secolo, a volte in forma d’onda mostruosa che va a inghiottire tre piccole bagnanti condannate.

Allusione a se stessa? Simbolo molto più generale? In ogni caso l’artista va contro le convenzioni degli usi della scultura: commemorativa, lirica, pubblica.

Quando Camille prova a conformarsi, per vivere, e lustra il marmo bianco dei busti della famiglia di Maigret, ella si fa violenza per riuscirci; e questo si vede. Questa violenza aggiunta a tutte le altre, Camille non ha potuto sopportarla per lungo tempo. E forse anche perché Camille s’accorge che la sua opera è rivoluzionaria: una novità assoluta. In tal senso l’artista non ha potuto mediare il “contrappasso” dell’internamento psichiatrico e poliziesco.

Rimangono comunque da indagare i rapporti tra Rodin e Paul con Camille, poiché non è escluso che Camille per loro forse inammissibile. Camille che non accettava la pseudo vita che veniva costantemente imbandita per lei, quello che altri chiama un “destino”.

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Ritratto di Camille Claudel a 18 anni. César

La mostra di Camille è aperta sino al 20 luglio. Buon viaggio.

“Camille Claudel une artiste, une destinée”, Musée Rodin, 79, rue de Varenne, Paris VII. Tel. 0033144186110.

Dal martedì alla domenica, dalle ore 9,30 alle 18; mercoledì sino alle ore 21.
Fino al 20 luglio 2008. 7 €.

www.musee-rodin.fr





Hilda Perek, Parigi, psicanalista, segretaria di redazione di “Transfinito.eu”


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30.07.2017