Transfinito edizioni

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Rodolfo Vitone a Brescia. Galleria "La Parada"

Giancarlo Calciolari
(27.05.2008)

La Galleria La Parada di Brescia, diretta da Gi Morandini espone sino al 30 maggio le opere del maestro Rodolfo Vitone, uno degli autori più importanti della poesia visiva, sorta nei primi anni sessanta in Italia, sulle tracce antiche dell’intervento delle lettere e della scrittura nelle opere pittoriche, come già documentava un altro attore di quel movimento, Vincenzo Accame, nel libro “Il segno poetico”, del 1977 (Spirali 1981).

Rodolfo Vitone, nato a Genova nel 1927, si segnala nei primi anni sessanta per la sua filmografia sperimentale e per un intenso intervento artistico e culturale nella sua città. Nel 1963 non si attiene più al cromatismo canonico e passa all’uso esclusivo del bianco e nero, ovvero mette in questione il linguaggio stesso del cromatismo. Nel 1965 inizia con Ugo Carrega le pubblicazioni di "Tool, quaderni di scrittura simbiotica" esposte alla XXXVI Biennale veneziana nella sezione "Il libro come luogo di ricerca".

Certamente ci sono “parallelismi” che si possono stabilire tra l’opera di Vitone e quella di altri maestri, non solo con il citato Carrega, ma anche con Eugenio Miccini, Sarenco, Lamperto Pignotti, Stelio Maria Martini, Franco Verdi, e lo stesso Vincenzo Accame. Ancora di più conta lo specifico del percorso di Vitone che svincola completamente il significato dal significante, quando appunto ancora il lettrismo è significante con Pignotti o polemologico con Sarenco, che Accame taccia di “terrorismo artistico”.

L’occasione offerta dal lavoro dell’art director Gi Morandini, con la sua attenzione ai vari aspetti dell’arte, è quella di confrontarsi oggi con il lavoro di un maestro come Rodolfo Vitone, e di cogliere come la poesia visiva sia oggi un’acquisizione dell’arte. Le opere di Vitone restano, nel senso che restituiscono il tessuto culturale di un’epoca, in particolare quella tra gli anni sessanta e ottanta, che se non ha sognato sino in fondo la dittatura del proletariato è stato solo per offrire quella “prolettatura del dilettariato” (il conio è di Sarenco) che oggi si trova “disletta” proprio nelle opere di Rodolfo Vitone. E si può notare come un’operazione “asemantica” come quella dell’operato di Vitone risulti oggi emblematica.

Oggi si trova Rodolfo Vitone ancora intento nel suo gioco simultaneo, come l’ha definito Renato Barilli, di scomposizioni e riaggregazioni. In tal senso, la poesia visiva, in modo assiomatico, ha condotto una battaglia come quella di Bacon, ovvero una deformazione della realtà per un’inflazione semantica che mette in mostra qualcosa di assolutamente reale e vero.

Dalle acquisizioni della semiotica, della linguistica e della psicanalisi, la poesia visiva spinge verso un nuovo statuto del segno poetico, che risulta pragmatico, dispiegandosi in un progetto e in un programma di vita che non accetta l’ordine circolatorio di sopravvivenza spacciato canonicamente come l’unica vita da vivere. E più che “visiva” la poesia è irrappresentabile, sfuggente a qualsiasi canone, e per questo sempre da inventare.

Le immagini che si stagliano dalle opere di Rodolfo Vitone attraverso la condensazione e lo spostamento si traspongono in un tipo originario. Si tratta della scrittura dell’archetipo, che non è da leggere nel senso di Jung, come tipo d’origine, ma di quello del tipo originario, del tipo nell’atto di scrittura. La “tipografia” della poesia di Rodolfo Vitone risalta in immagini che offrono un’altra via, più libera e felice, rispetto ai monopoli iconografici chiamati mass media. Se la macchina acefala di produzione spettacolare planetaria di immagini cerca di fagocitare ogni segno poetico, ogni artista, ogni intellettuale, ogni scienziato della parola, è perché l’opera d’arte, l’opera intellettuale, funziona come l’incompletezza di Gödel: rovina il sogno del sistema, quello di contenere se stesso, dopo l’aver contenuto ogni cosa.

Uno sguardo alle opere di Rodolfo Vitone rileva già che le cose non stanno, non sono immobili, non entrano in un sistema, non sono ontologiche. L’immagine è in movimento, come rileva il filosofo Gilles Deleuze, molto interessato all’opera di Francis Bacon. Già negli anni ottanta Accame trova libere le proposte di Vitone, e in effetti persino i residui del mondo dei consumi divengono “resto”, nel senso di restituzione in un’opera di civiltà.

Dove va l’opera di Rodolfo Vitone? In direzione della qualità, approda alla cifra del terzo millennio, e partecipa con i suoi segni poetici alla nuovissima tipografia dell’era artistica e intellettuale. E richiede un’altra edizione, senza più “mass”, bensì singolare, particolare, unica.





Associazione Culturale “La Parada”

Via Milano, 64

Brescia

Orari d’apertura dalle 19 alle 21 dal lunedì al venerdì o su appuntamento.

Ar Director Gi Morandini, cell. 335 5633509

www.laparada.it

Giancarlo Calciolari, direttore di “Transfinito.eu”


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19.05.2017