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Arsenio Lupin e i ladri di polli

Gigliola Tallone
(29.04.2008)

L’argomento dell’appropriazione del pensiero altrui nei libri e trattati è oggetto d’interesse sporadico, per lo più evocato dalla stampa solo nei casi in cui sia coinvolto qualche nome eccellente. In realtà è un flagello diffuso e, dato che tutto il male non viene per nuocere, anche la spia che illumina la natura di chi si dice intellettuale. Senza onestà intellettuale, l’intellettuale non ha ragione d’essere, perché inganna al posto di contribuire alla chiarezza che dovrebbe consegnare ai fruitori-lettori. Va detto però che chi non menziona, ma esprime per così dire condivisione di un tema, commette sì mancanza nei confronti delle fonti che non nomina, ma spesso, come nel caso Galimberti, diffonde un pensiero che non sarebbe giunto a un gran numero di lettori, per l’argomento sviluppato in testi quasi solo rivolto agli specialisti. A volte ci è cascato anche mio zio, il critico Enrico Somarè. La moralità è discutibile, ma il danno recato è solo nei confronti del collega intellettuale. Sono gli Arsenio Lupin della situazione. Diverso è il caso di chi si appopria del pensiero altrui per distorcelo, con manovre di prelievo, attraverso estrapolazioni ad hoc, finalizzate a confermare un pensiero prevenuto. Questo è stato il comportamento del Museo Bellinzonese di cui ho già scritto su Transfinito, e trasmesso a Musei e stampa. Ho fresca memoria, oltre che indignazione, del sistema dei ladri di polli.

Le monografie artistiche, troppo spesso incentrate sulla critica estetica, sbrigativa biografia e aneddoti di seconda mano, hanno danneggiato l’arte italiana, e sono certa che il nostro ’800 a questa superficialità deve l’ingiusta sudditanza all’800 francese. Per porre rimedio, l’attenzione deve essere moltiplicata, perché si eviti l’astrazione surreale che soddisfa la presunzione del critico e dimentica la biografia dell’artista, quale individuo in carne ed ossa, nel suo percorso storico, sia affettivo che artistico. Quindi la faticosa ricerca documentale, quindi le note. E quindi, l’esposizione agli spigolatori del lavoro altrui. Va detto che chiunque faccia ricerca, trova nel presente, nel passato recente e nel passato più lontano, molti esempi di questo comportamento. Voltaire parla del critico che critica la critica di un critico che lo ha proceduto e così via. Sta proprio alla ricchezza di obbiettività e alla costanza di ogni ricercatore, studiare i documenti integrali e non fermarsi alle citazioni di chi ha preceduto, e inquadrare ogni fonte nel contesto contemporaneo all’artista. Condivisione, contestazione e ipotesi devono essere dichiarate.

Il ladro di polli rubacchia quel tanto che secondo lui non mette in dubbio le sue convinzioni. Per esempio non indica la fonte, o la indica ma la scrive male, in modo che sia difficile risalirvi. Peggio ancora, indica la fonte ma vi riferisce un contesto che non appartiene alla fonte, se non in minima parte, ottenendo la parvenza di obbiettività. Il ladro di polli, non conosce l’opera ampia dell’artista, si ispira alle fotografie che trova sui libri altrui. Il ladro di polli non vuole contestare apertamente, perché dovrebbe citare rendendosi responsabile delle proprie idee, semplicemente finge di non aver letto quello che lo interessa, fino a trovare chi l’ha preceduto che accenna qualcosa di suo gradimento. Il ladro di polli si fa forte della categoria, ma spesso lascia il lavoro a giovani laureandi di poca esperienza. Caso mai, scarica le colpe. Il ladro di polli, a volte mira ad affermarsi come riferimento nel mercato, forte della collaborazione in una mostra e un catalogo, ma poiché è ladro di polli, casca su attribuzioni dubbie. Il prototipo del ladro di polli è il critico di seconda fila, spalleggiato da un gruppo interessato a definirsi esperti di un certo artista defunto, sul cui cadavere planano come avvoltoi gracchiando irritati dalla presenza del curatore dell’archivio di quell’artista.

Qualcuno sarà purtroppo ingannato, molti invece si accosteranno di più a chi ha fondato la sua reputazione sulla obbiettività immacolata, sul disinteresse e sulla professionalità.

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Alessandro Taglioni, "La fiaba"






28 aprile 2008




Gigliola Tallone, curatrice dell’Archivio Tallone, Milano. Autrice della monografia di Cesare Tallone, Electa 2005


info@archiviotallone.com


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