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I tesori dell’arca russa

"Russian Ark" di Aleksandr Sokurov

Fabiola Giancotti

San Pietroburgo. L’Ermitage. Il palazzo d’inverno, residenza di Pietro il Grande, di Caterina la Grande, e di tutti gli zar, fino a Nicola II. Un viaggio di due secoli nelle vicende del Museo e dei suoi illustri ospiti.

(2.11.2004)

Russian Ark (Arca Russa)
Regia di Aleksandr Sokurov
Germania-Russia, 2002. Scritto da Alexander Sokurov, Anatoly Nikiforov.
The Hermitage Bridge Studio (St. Petersburg)-Egoli Tossell Film AG (Berlin).
Principali interpreti: Sergei Dreiden; Maria Kuznetsova; Leonid Mozgovoi, 96 min.
Versione italiana prodotta da Cecchi Gori Home Video, 2003.
Interamente girato, in un’unica sequenza, nelle sale dell’Ermitage.

San Pietroburgo. L’Ermitage. Il palazzo d’inverno, residenza di Pietro il Grande, di Caterina la Grande, e di tutti gli zar, fino a Nicola II. Un viaggio di due secoli nelle vicende del Museo e dei suoi illustri ospiti. Ma pure, un’analisi non sempre benevola della storia, dell’arte, della politica. Il diplomatico francese dell’Ottocento, il regista russo del Duemila, come intrusi, si aggirano nelle sale, bellissime, sontuose, ricche dell’Ermitage. Non invitati al ballo di corte di Caterina, non invitati al ballo finale di Nicola II. Il francese non sa della rivoluzione e delle guerre del Novecento, e dietro la cinepresa, l’operatore, senza mai fermarsi, gira un’unica sequenza, raccogliendo dubbi, analisi, critiche, sentenze, speranze, sorprese e meraviglie del diplomatico francese.

Trentasei sale sono riprese in ciascun dettaglio storico e artistico. Fino a quando gli ospiti, quasi tremila, dalla scalinata centrale vanno verso l’uscita. Le porte si aprono sul mare del nord, verso un inverno durato ottanta anni.

Christiane Apprieux, "Il bello aritmetico", 2004, acrilico su pannello, cm 24,2 x 28,4

La prima cosa che giunge urgente mentre si percorre la galleria di questo film è di annotare. Annotare parole, frasi, pause della sceneggiatura. E poi soffermarsi. Riflettere, pensare, scrivere.

Ed è come incominciare un viaggio davanti all’opera, intera, di Tintoretto, di van Dyck, di Rembrandt. Di Raffaello. Di Canova. Ah, Canova - parafrasando il film - la grazia. La storia. Il principio.

E poi Pietro e Paolo di El Greco: rispetto a cui solo la prostrazione è opportuna. Null’altro davanti al sublime. Alla parola nella sua integrità. Dice il ragazzo: "Prima o poi, tutti gli uomini della terra diventeranno come loro". E il diplomatico francese: "Cosa ne sapete voi, di che cosa diventeranno gli uomini se non avete letto le Sacre Scritture ?".

Come entrare in quest’arca, come barattare la propria vita con un pezzo di muro in una sala dell’Ermitage ? "Degli stracci. Un cane. Ma chi sono costoro? - Persone immortali. Vivete. Vivete. E sopravvivete a tutti". Vedere ? No. Si può raccontare la poesia di un’opera anche volgendole le spalle. Perché quell’opera ha già trovato non i nostri occhi, ma le nostre orecchie dinanzi. È già entrata nel nostro viaggio.

E il viaggio, come racconta Aleksander Sokurov, non ha durata. È lo squarcio. È l’istante che uomini toccati da Dio hanno saputo imprimere su una tela. Questo si combina con la storia: senza nostalgia e senza rimpianti. Resta il lusso, lo sfarzo. La ricchezza. Quella invisibile che non tutti ascoltano. Molti attraversano l’Ermitage. Vengono e vanno. Non portano e non tolgono nulla. Altri non vi sono mai entrati, eppure sono lì. Per l’eternità. Per sempre.

I giornali, le riviste di tutto il pianeta, persino Internet, hanno dedicato migliaia di pagine a questo film. Tutte bellissime. Basta cercarle. Qui, io voglio solo dire che se lo vedete una volta, lo vedrete una seconda volta e una terza ... e che poi lo conserverete nella vostra biblioteca. Perché nell’Arca non c’è soltanto la Russia.

Nei tre secoli di storia russa artisti, poeti, musicisti, scrittori hanno compiuto rivoluzioni, hanno aperto finestre sull’Europa. Aleksander Sokurov è uno di quegli artisti. D’obbligo, dopo questo film, ripensare al Rublev di Tarkovskij, all’Uomo con la macchina da presa di Vertov, all’Ottobre di Ejzenstejn: costoro hanno costruito i loro capolavori giocando con il montaggio. Sokurov scommette sul digitale e prova un’unica sequenza, che, in fondo, poiché il tempo è immisurabile, non è che un istante.

Sito del film

Sito di Aleksandr Sokurov

© BTA - Bollettino Telematico dell’Arte, 5 Settembre 2004, n. 375

Fabiola Giancotti (Palermiti 1958) è ricercatrice presso l’Università del Secondo Rinascimento a Milano. E’ redattrice e responsabile dei libri e dei cataloghi d’arte della casa editrice Spirali. Ha pubblicato articoli e saggi su quotidiani ("Gazzetta di Parma", "Avvenire", "Gazzetta del Piemonte", "La provincia di Como", "La Notte", ecc.) e riviste ("Spirali", "Il secondo rinascimento", "Jesus-Famiglia Cristiana", "Poesia", "Calabria Letteraria", ecc.). Ha curato e cura le edizioni (grafica, testi, interviste) di libri e cataloghi d’arte di importanti artisti.


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23.01.2019