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Il museo Villa dei Cedri “dimentica” di menzionare l’Archivio Tallone e la monografia di Cesare Tallone, Electa 2005, della nipote Gigliola Tallone

"Dimenticanza"

Gigliola Tallone
(15.04.2008)

Il museo Villa dei Cedri “dimentica” di menzionare l’Archivio Tallone e la monografia di Cesare Tallone, Electa 2005, della nipote Gigliola Tallone.

Nel catalogo di Villa dei Cedri di Bellinzona viene “dimenticata” la monografia di Cesare Tallone, curata da me ed edita da Electa il non lontano anno del Signore 2005: l’elenco delle monografie dedicate a Cesare Tallone si ferma al 1953, dimenticando anche, guarda caso, che nel mio libro è dedicato ampio spazio all’analisi dei testi precedenti, l’ultimo dei quali del 1953, e delle lacune degli esegeti di Cesare Tallone, lacune che hanno motivato la mia decisione di scrivere una monografia, impostata sulla ricerca storiografica e documentale. Ricerca fatta in prima persona, nelle polveri degli archivi e con la lente d’ingrandimento.

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Cesare Tallone, "Invocazione", 1903. Ritratto di Irene Tallone

Nella mia analisi chiarisco che non giudico il valore critico di chi mi ha preceduto, stigmatizzo invece la mancanza di uno studio approfondito della vita e delle opere del pittore, mancanza che aveva reso Cesare Tallone un isolato nel contesto dell’arte sua contemporanea, essendo, volontariamente e a merito suo, un isolato dall’uniformità di un postimpressionismo stanco, nella banalità di un’iconografia che prevaricava l’espressione pittorica, scivolata nei temi pietistici e d’interno borghese, e più avanti in un simbolismo non sempre sentito, come scrive Carrà. La mancanza quindi di una ricerca seria e approfondita lo aveva isolato dal consesso degli artisti della sua epoca, mai menzionati con l’eccezione di uno o due nomi, mentre nessuno fu più immerso e consapevole di tutti i movimenti dell’arte, lui che ha diretto per quasi un quarantennio le due Cattedre a Bergamo e a Milano, lui che ha inaugurato alla Carrara le visite alle esposizioni più importanti in Italia accompagnando i suoi allievi, abitudine che continuerà a Brera; lui che ha dato gli strumenti agli allievi per forgiare pittori - quasi mille - sempre invitandoli a guardare fuori d’accademia e rispettando la loro libertà creativa; lui che come membro del Consiglio di Brera, era attivo in tutte le manifestazioni artistiche della Lombardia, italiane ed estere. E infine, amatissimo dai suoi colleghi e allievi, e di indole affabile e genorosa, aveva fatto delle sue case, in specie a Milano, uno dei cenacoli più frequentati da intellettuali, colleghi e allievi.

Lascio ai lettori il giudizio della disinvoltura dei curatori di Bellinzona con la quale si sono dimenticati di avvisare l’Archivio Tallone della mostra in preparazione - l’archivio che rappresenta il protagonista della mostra - e evitato di menzionare la mia monografia recente, edita da Electa il 2005, corredata di 416 note, ampiamente apprezzata da collezionisti e addetti ai lavori, già esaurita, presentata al Circolo della Stampa a Milano, all’Accademia Albertina di Torino, a Marbella, sotto il patronato del consolato italiano a Madrid, e ad Alpignano (To). Monografia sponsorizzata da mia cugina Carla Tallone e dal marito Elio Colombi di Lugano, ai quali va il mio grazie.

Resta il fatto che molte iniziative hanno visto incentrare una rinnovata attenzione su Cesare Tallone, grazie alla mia monografia. Menzionerò una delle più rilevanti, la mostra al Castello di Vigevano Da Pellizza a Carrà. Artisti e paesaggio in Lomellina, settembre 2007. Il periodo della Cattedra di Cesare Tallone a Brera, in passato liquidato con due parole, mi ha indotto a condurre un’attenta ricerca, in particolare sui registri dell’Accademia e a riportare tutti i nomi dei suoi allievi regolari, e quelli della scuola libera del nudo, seguendoli corso per corso. Studio apprezzato dai curatori della mostra, dai quali sono stata invitata per una conferenza l’8 ottobre 2007. Probabilmente ho anche il merito d’aver ispirato la mostra di Bellinzona, ma hanno solo dimenticato di ringraziarmi.

Riporto ampiamente nel mio libro i vuoti coi quali ho dovuto scontrarmi e dove mi sono assunta il compito del lavoro umile e difficile della ricerca documentale, che mi ha impegnato per 5 anni di costante e appassionato lavoro di ricerca, allo scopo di organizzare l’opera di Cesare Tallone, unica premessa alla catalogazione. Grazie al mio lavoro, alcune opere inedite sono salite alla luce, così come molte opere false vengono tolte dal mercato. Un lavoro, il mio, che nessuno ha mai affrontato in cent’anni. Se molti critici hanno in contesti generali parlato di Tallone e bravi studenti lo hanno fatto oggetto di tesi, niente è andato, prima del mio libro, a beneficio del largo pubblico, lasciando nell’immaginario collettivo solo le menzioni nelle monografie dei suoi allievi “famoso ritrattista”, “ maestro amatissimo”, ecc. ecc.

Ho ripercorso e ampiamente riportato tutte le testimonianze coeve, ma, al contrario della maniera villacedrina, ricordandomi di menzionare le fonti: la carriera di studente a Brera, gli articoli dei giornali, le critiche, le mostre collettive e personali, i documenti delle due cattedre dirette da lui Carrara e Brera, gli archivi di Stato. Ho tentato per la prima volta una corretta datazione, riscoprendo alcuni dipinti firmati da lui, in precedenza ignorati. Ho riportato l’attenzione sull’opera del ventennio milanese, quasi ignorato in precedenza, giudicato minore al periodo precedente, giudizio spesso dovuto a datazione scorretta.

Dalle sue lettere ho rintracciato e menzionato titoli di dipinti, alcuni non ancora emersi, altri ritrovati da me, come il ritratto di Re Umberto eseguito da Tallone ancora studente, nel 1879, donato da lui al municipio di Alessandria.

Va detto che pur non evendomi mai menzionato - ma inserendo nella bibliografia la mia monografia con questa dicitura: “G. Tallone, Cesare Tallone, Milano 2005” (dimenticando l’editore!”) - i curatori si sono serviti ampiamente del mio lavoro, valgano per tutti due esempi: il ritratto a mezzo busto di Lina Cavalieri della fondazione Campari, che è stato ritrovato da me e per la prima volta pubblicato sul mio libro. Con piacere vedo che hanno riportato la data esatta del ritratto I due Cugini, da me correttamente datato, con ampia documentazione sul mio libro, negli anni 1885-1886, mentre prima di me era stata decisa un’attribuzione di un ventennio più tardo, e per giunta scambiato il personaggio maschile, una svista di un figlio con un altro…di Guido Tallone invece del primogenito Enea qui ritratto, del quale parlo ampiamente nel libro, consegnadogli per la prima volta l’attenzione che merita. La mia ricerca sull’architetto Enea è stata utile per un testo incentrato sulla Chiesetta di Laura, dell’avvocato svizzero Mattia Ferrari, San Domenico sul Monte Laura, 2006, che mi ha invitato a collaborare. Anche la Televisione Svizzera Italiana ha chiesto la mia collaborazione per un documentario su Guido e Enea Tallone.

I soli a dimenticare il mio archivio, il mio libro e il mio impegno sono stati i bellinzonesi di Villa dei Cedri, prendendo da me però anche i dati anagrafici, frutto di una mia lunghissima ricerca e noti per la prima volta nella mia monografia su Cesare Tallone, come le notizie relative alla sorella Maria Giuseppina Natalina, riportata a p. 107 del cat. Villa dei Cedri. Peccato non abbiano copiato, pardon riportato di più, perché la storia anagrafica della famiglia Tallone è in parte inedita e merito delle mie ricerche. Immagino d’essere stata utile anche per i nomi dei colleghi d’accademia e delle esposizioni di Cesare Tallone che riporto dagli antichi cataloghi e archivi d’accademia. Quale curatrice dell’Archivio Tallone, curo anche la catalogazione delle opere di Guido Tallone, e sono l’autrice del catalogo ragionato di Guido Tallone, edito il 1998 da Skirà.

Per Cesare Tallone, oltre a raccogliere preziosa documentazione inedita e importante, non a caso sfuggita al sopracitato museo, continuo la catalogazione. La mia attenzione costante e la raccolta di documenti si rivolge anche ad altri componenti della mia famiglia, protagonisti della cultura italiana, curandone la memoria.

Segnalo infine un paio di errori: il ritratto di Emilia Tallone, nel catalogo di Villa dei Cedri è in realtà il ritratto di Teresa Tallone; il Ritratto di vecchia signora è un apocrifo, (peraltro donazione fatta con un interrogativo sull’attribuzione), come ho comunicato a voce e per scritto, dopo la visione di questo stereotipato anonimo alla galleria d’Arte Moderna di Milano. Spiace poi sentire ancora quell’insistenza nel loro catalogo su un fatto inconsistente, la pretesa influenza di Mancini su Tallone. Forse i signori di Bellinzona hanno fatto come i critici di Voltaire, che riportavano la critica dei predecessori, i quali riportavano la critica dei predecessori e così via, dimenticando però delle testimonianze coeve a Tallone e probabilmente di guardare i dipinti dei due artisti, con sguardo non prevenuto, come umilmente ho fatto. Se avessero letto poi meglio i documenti dell’epoca, avrebbero saputo che al debutto all’Esposizione di Roma del 1883, Cesare Tallone vinse il premio della giuria, della critica, e dei visitatori col ritratto del “Signor Bernasconi Luigi”, acquistato dal Ministero della Pubblica Istruzione alla cifra astronomica di L. 6000, e venne indicato come una assoluta novità nel campo del ritratto, e allora definito da Primo Levi “tale da far epoca”. A quella mostra partecipava anche Mancini, la prima apparizione dopo il ricovero, col ritratto della Signora Pantaleoni. Ohibò, erano così ciechi i contemporanei? Nessuno ha mai fatto paragoni né tantomeno parlato di influenze manciniane su Tallone. Ho dedicato un capitolo nel mio libro a questi due grandi e alla loro differente e autonoma creatività.

Chiudo con una personale raccomandazione a un lontano parente che, l’autunno 2007, dopo avermi giurato di non sapere niente delle mostra di Bellinzona - della quale io sono venuta a conoscenza casualmente, attraverso un soprintendente di un museo italiano - ho saputo invece che vi ha collaborato attivamente. A lui, l’architetto Guido Tallone di Bellinzona, dico che non basta avere il cognome per dirsi un Tallone, bisogna anche possedere l’onestà intellettuale e la cultura che ci distingue da molte generazioni.





Aprile 2008




Gigliola Tallone, curatrice dell’Archivio Tallone, Milano. Autrice della monografia di Cesare Tallone, Electa 2005


info@archiviotallone.com


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30.07.2017