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Arte cartoon

Gigliola Tallone
(6.04.2008)

I coreani hanno avuto la bella trovata di trasformare alcune opere d’arte “immortali” in quadri viventi, interattivi e parlanti, al nobile scopo dichiarato di avvicinare all’arte i bambini. Il misterioso sorriso di Monna Lisa, trasformato nella smorfietta della boccuccia, la manina che risponde al saluto, alla maniera di quei cartoni animati che, per risparmio o per cattivo gusto, rendono dinamico solo uno o due elementi del volto e del corpo, con un effetto gia’ grottesco nel campo delle animazioni. Eppure nell’arte minore del cinema, possiamo anche parlare di capolavori nei cartoons, ma qui si vuole trasformare l’arte in cartoons per attrarre i bambini, i quali trascorrono metà della giornata davanti alla telvisone a seguire i loro eroi e saranno a tal punto interessati, da chiedersi, una volta entrati in un museo davanti all’opera originale “mamma uffa, perché non parla?”

Sotto le buone intenzioni, si ottiene un effetto devastante per la comprensione dell’arte, forse voluto: per capire l’arte, avviliamola, svuotiamola, togliamo all’arte quelle caratterische che la rendono unica e sacra, l’universalità di un linguaggio che non ha bisogno di parole, un’anima che non ha bisogno di movimento per essere percepita.

E che dirà la Monna Lisa? E Gesù dell’ultima cena che si sbraccia in un comizio? Qualunque parola può essere messa in bocca, dalla più stupida alla bestemmia.

Vorrei minimizzare, ridere di gusto di tanto cattivo gusto, ridurre la cosa in trovata, un piccolo divertimento di pubblicitari, i quali, del resto, sono gli unici depositari della creatività contemporanea.

Non riesco a riderne, sono presa da una terribile sconforto al ribaltamento di un valore, all’antiestetica che vorrebbe risvegliare la sensibilità estetica.

Giù le mani dall’arte, meglio dimenticarla nei musei, meglio che siano pochi a comprenderla e ad amarla, pochi che diffondano il loro messaggio di rispetto ed amore per la manifestazione più alta dell’uomo. Prendete in braccio il vostro pargolo e raccontategli sotto la volta stellata di quel giorno lontano in cui il nostro antenato fu travolto dalla bellezza del creato.

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Opera di Alessandro Taglioni

Tanto tanto tempo fa, un nostro antenato era seduto davanto alla sua grotta, rosicchiando un osso, solo, nel silenzio della notte rotto dai paurosi suoni delle belve notturne.

Alzò un attimo gli occhi al cielo e rimase con lo sguardo perso in quell’immensità, abbagliato da tanta bellezza, rapito dal disegno palpitante delle stelle.

In quell’estasi dimentica la fame, il freddo e la paura, dimentica la sua solitudine e si confronta con l’universo. Col cuore scaldato dall’emozione, quel nostro antenato si chiede di tanta bellezza e perfezione, chi ha fatto tutto questo? E chi sono io che lo contemplo? E si alza e corre nella grotta dove inizia a tracciare coll’osso rosicchiato i primi segni, le prime corrispondenze. E in lui si sveglia prepotente l’impulso a creare, con mezzi poveri e inadeguati, che saranno sempre il dramma di ogni artista, per ripetere quell’atto creativo che ha percepito nella bellezza della volta celeste. Il primo artista, ma anche il primo uomo che si stacca dalla schiavitù della contingenza. L’emozione estetica è la scintilla che illumina la mente e la fertilizza. La creatività artistica è la differenza tra l’uomo e l’animale. L’arte è sacra.






Gigliola Tallone

info@archiviotallone.com

Aprile 2008


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19.05.2017