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L’immagine e la visione nella pittura di Bruna Scali

Paolo Pianigiani
(6.04.2008)

Ti invade subito questa pittura, come ti arriva addosso improvvisa una musica per strada o la Primavera; è naturale, spontanea, semplice come le cose belle di questo mondo. Di solidissime basi apprese in anni di attività e di studio, l’estro e la curiosità hanno portato Bruna ad affrontare tecniche e supporti particolari, ostici ai più, nel mondo delle arti figuative. Come l’affresco, che è pratica ed uso sempre più raro: ha pochissimi frequentatori e continuatori, e non a caso. Richiede doti non comuni, questa tecnica che fu del Pontormo, e dei grandissimi prima di lui. Per lei l’alchimia dei colori che si perdono dentro l’ultimo strato umido disteso dal pialletto, per penetrare fin dentro gli strati ultimi dell’intonaco, non ha segreti. E non solo: per rendere libera l’opera dal suo supporto naturale, che è il muro, ha appreso la tecnica dello strappo, che comporta l’estrazione intatta della pittura per il suo trasferimento a supefici più leggere e trasportabili. Come se fosse possibile tirar via da un giardino di rose l’esplosione dei rossi o il brulicare della luce fra i rami di un bosco. Si può fare, in pittura, questo miracolo, applicando tecniche raffinate.

E fin qui di tecniche si parla, e se vogliamo di bravura di mestiere.

Tecnica, mestiere, manualità... che non bastano però a spiegare la magia di luci che pervade questi dipinti: la sottile armonia degli eccessi, dell’emergere o no improvviso dei verdi, il diffondersi delle ocre sullo sfumare degli azzuri, pieni di cielo.

Queste son cose che non si imparano, vengono dal didentro e dai misteri delle combinazioni cifrate dei DNA; e che fanno quella differenza, che è sottile, fra l’artigiano e l’artista, che rende diverso anche se contiguo il lavoro e l’esito ultimo dell’opera, nelle due professioni. Che vuol dire, nel caso di Bruna Scali, uno stare sempre fra le due sponde, pure lontanissime, della tecnica antica e del vivere contemporaneo.

Identico è il mezzo, diversissimi i contenuti e gli esiti.

E quello che qui più sorprende è la forza, la capacità di affermare nello spazio i volumi, pur nella delicatezza delle sfumature.

L’immagine dipinta si impiglia, viva, nel fondo e diventa visione: al primo cambiare della luce, emerge verso di noi con tutto il suo racconto di immagini e di colori.






Bruna Scali è nata a Empoli nel 1947.

Da colori schietti a toni morbidi, da composizioni scompaginate e affollate a prospettive precise e regolari, dal pathos "rivoluzionario" alla serenità bucolica. L’arte di Bruna Scali si è trasformata. E’ successo nel 1975, dopo l’incontro con Virgilio Carmignani. Un maestro concentrato e silenzioso, che è riuscito a guidare l’artista senza forzarla. Con lui, la Scali ha trovato la sua dimensione. In tutti i sensi. Sia nella tavolozza, meno aggressiva di quella dei suoi primi passi debitori verso Guttuso; sia, soprattutto, nella grandezza dell’affresco. Bruna ha rinunciato volentieri al cavalletto per dedicarsi alla decorazione, per fare un’arte "utile" e funzionale all’abitare.

Dopo gli anni di Intenational Style (1974-75) e di La bellezza rapita (1975), ha conosciuto il lavoro paziente ed abile della pittura murale, in cui non trovano spazio correzioni e pentimenti. Esempio monumentale della sua maturazione artistica è Le sette opere della Misericordia, realizzato nel 1986 alla Sala della Misericordia di Empoli, ancora sotto la supervisione di Virgilio Carmignani. Narrazioni simultanee separate da strutture architettoniche o da lembi di paesaggio ricalcano l’impostazione degli affreschi medievali. Il gusto per il particolare aneddotico spinge lo spettatore a soffermarsi a lungo sull’opera. La complessità iconografica presuppone un pubblico a conoscenza degli episodi, raccontati in immagini, come in una biblia pauperum del XX secolo.

L’eclettismo della Scali si dirama in una vasta gamma di riferimenti stilistici. Il Settecento arioso, il "Manierismo" pontormesco, il Neoclassicismo. Non solo negli influssi linguistici, ma anche nell’amore per la varietà delle tecniche, si dispiega la curiosità creativa di Bruna. Lo dimostrano i mosaici, le ceramiche, gli arredi urbani e le vetrate firmate dall’artista. Senza dimenticare il fumetto: la sua inclinazione al racconto e la breve conversione al piccolo formato ci hanno regalato la sua Storia di Santa Verdiana, inscritta nelle moderne predelle dei baloons.


Nota tratta dal sito:
http://www.esad.it/arco/start/empoli/scali_b/artista08.htm


Paolo Pianigiani. Firenze-Praga. Pittore, scrittore, redattore di “Transfinito”, direttore del sito di referenza su Dino Campana, www.campanadino.it


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30.07.2017