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Il modello russo e il modello italiano

Viktor Torkhov

Come leggere i paradigmi per l’Europa del futuro. Le questioni poste dalla matematica ai governi delle nazioni. Quale democrazia?

(15.08.2008)

Nel 1989, data della caduta del muro, avevo undici anni, ero interessato alla deduzione, che allora chiamavo la relazione del pensiero a un evento. Ero interessato all’accadere delle cose, alla loro trasformazione.

Un evento può divenire assioma, qualificare il viaggio, indicare il valore dal quale procede il ragionamento. La matematica sta in una manciata di assiomi e in poche regole di procedura. I più ragionano sulle regole e rari sono coloro che indagano gli assiomi, che si stagliano da un palinsesto di strati infiniti.
La lettura degli assiomi di ciascuna teoria, e non solo della matematica, trova un modo di annotazione di impossibile accontentatura, tacciato di oscurità, di difficoltà insormontabile...

Non indaghiamo in questo contesto la data del 1989 come assioma, ma ne esploriamo alcune implicazioni logiche che seguono ad alcuni teoremi, formulati a partire dall’assioma 1989, che al momento lasciamo come proposizione primitiva. La Russia e l’Italia sono i due laboratori dell’Europa. C’è chi ha scritto che il modello russo e il modello italiano sono i paradigmi per l’Europa dell’avvenire.

La nostra tentazione teorica, di risalire dai modelli russo e italiano al metamodello che li determina, la manteniamo per un altro scritto, ci limiteremo a qualche incursione.

La partita si gioca dal totalitarismo democratico russo alla democrazia totalitaria italiana. Che cosa distingue il modello russo dal modello cinese, entrambi di totalitarismo democratico? Che cosa distingue il modello italiano dal modello americano, entrambi di democrazia totalitaria? La priorità logica, che procede tuttavia dal paragone con gli altri modelli. Il modello cinese si intende leggendo il modello russo, e non viceversa. Il modello americano si intende leggendo il modello italiano e non viceversa.

Valuteremo in un altro testo ancora quanto l’assiomatica richieda una dogmatica, e preciseremo come sia il dogma a sospendere la credenza nel dogmatismo e nell’antidogmatismo.

Procediamo. Totalitarismo democratico, democrazia totalitaria: sono ossimori? Figure dell’apertura. Non tutto totalitarismo e non tutta democrazia. Qual è l’invariante principale di ciascuno dei modelli. Le élite. La nobiltà di servizio. I signori della provincia, che in Cina vengono detti signori della guerra. La via di sbocco sta nel “non tutto”.

Dalla nomenclatura alla korporatura, c’è il passaggio dal visibile all’invisibile, sia procedendo dal totalitarismo verso la democrazia che procedendo dalla democrazia verso il totalitarismo.

Qual è il risultato del totalitarismo democratico? Il governo di un gruppo di famiglie con l’accordo del resto del paese. Qual è il risultato della democrazia totalitaria? Il governo di un gruppo di famiglie con l’accordo del resto del paese. Se si azzerano da ambo le parti del paragone gli aspetti ideologici, religiosi, mentali, si ottiene lo stesso risultato. Ovvero il paradossale resto del paese, che è la maggior parte, vive ugualmente libera o ugualmente serva. Questo permette di intendere che chi accetta i presupposti ideologici, religiosi e mentali del paese in cui vive si sente libero e chi non li accetta si sente prigioniero. Risulta indecidibile la libertà assoluta per un cinese come per un italiano, per un americano come per un russo. Ciascuna volta la risposta richiede la chiarificazione degli assiomi dell’individuo, poiché i postulati sociali sono truccati per definizione.

Detto in altri termini - come si assiste a ogni elezione - se il partito A sostiene che il male appartiene al partito B e se il partito B sostiene che il male appartiene al partito A, occorre dedurre che entrambi mentono e che quindi il “resto del paese” accetta la menzogna comune. E in effetti non è dall’analisi dei partiti che si può dedurre qualcosa di essenziale sul chi governa in Russia o in Italia.

Appena qualche elemento per indicare i risultati che si possono ottenere da questa analisi, che ovviamente non prende partito, poiché è presa nella partizione della matematica originaria, nel senso di Janos Bolyai che parlava di geometria assoluta. Ciascun modello di governo è cannibale, ovvero sacrifica un suo elemento per rinforzare la serie di governo. La vittima esegue ogni possibilità che il modello riserva alle vittime, e l’impressione può essere di libertà e di potenzialità, e invece inesorabilmente si consuma il sacrificio. Da Eltsin a Craxi.

In ciascuna nazione la battaglia per il potere è interna alle élite, anche le sommosse, i tumulti, le insurrezioni, gli ammutinamenti, le congiure, le rivoluzioni sono invarianti rispetto al governo. Alcuni teorizzano che le opposizioni rafforzano le oligarchie.

Queste sono le ipotesi collettive di governo, le ipotesi deduttive delle élite, che conseguentemente gestiscono ogni settore sociale, dal controllo delle nascite al controllo delle morti, realizzando le premesse logiche dei loro ragionamenti. Trattandosi di manovre contro la vita, la vita ritorna, riemerge, rinasce con contraccolpi e contrappassi, come appunto l’evento del 1989. Anche nella matematica la vita ritorna, le ipotesi deduttive si scontrano con paradossi insormontabili, da Zenone a Gödel.

La matematica non è sociale e non è personale: ogni applicazione della matematica alla società e alle persone è nient’altro che una fantasia di padronanza e di controllo, un desiderio delle élite. Non c’è nessuna equazione sociale e non c’è nessuna equazione familiare. E sopra tutto non c’è nessuna relazione tra le equazioni sociali e le equazioni personali.

Gli assiomi non entrano nelle equazioni. È l’assioma ad essere equo. Ciascun assioma è degno. Ciascuna vita è degna. La logica assoluta, che nessuno può evitare, è la logica di vita; la logica matematica ne è solo un aspetto.





Viktor Torkhov, logico matematico, nato a San Pietroburgo nel 1978. Dal 2003 al 2004 ha svolto un’indagine sulla matematica italiana dell’ultimo secolo.
Attualmente vive a Washington, dove sta svolgendo una ricerca sulla logica di Charles Sanders Peirce presso la Library of Congress Manuscript Division.




Traduzione dal russo a cura di Claudia Weiss Apreksin.

4 aprile 2008


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