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Ario (Ariodante Marianni). Retrospettiva alla "Parada" di Brescia

Réjean Kalcéo
(19.03.2008)

"... mi occorreva qualcosa che permettesse di combinare insieme casualità e determinazione, che consentisse, per usare una metafora, un agire simile a quello che facciamo ogni giorno, uscendo di casa, inserendo il nostro discorso - la nostra volontà - nel fitto tessuto dei fenomeni entro cui ci moviamo."

Ariodante Marianni, “Un grado zero della pittura”, 1966

A un anno dalla scomparsa, la galleria La Parada rende omaggio al maestro con l’esposizione di una selezione di sue opere su carta, nate nel fervido clima culturale della Roma degli anni Sessanta. Ariodante Marianni, infatti, fu tra gli esponenti di punta dell’astrattismo romano, dal “gruppo di Portonaccio” al Circolo di via Margutta, dove si legò d’amicizia con Perilli, Turcato, Dorazio. Espose in quel periodo in diverse città italiane. Il suo interesse negli anni successivi si concentrò sulla letteratura ed è noto come insuperabile traduttore di poeti di lingua inglese (Dylan Thomas e William B. Yeats su tutti); appassionato e raffinato cultore di poesia, scrisse versi che iniziò a pubblicare solo in tarda età (i più recenti: Una strana gioia, Manni 2003; Un amore senile ed altre spezie, Book, in preparazione). Hans Richter così sintetizzò l’essenza della sua pittura: “Il poeta sente i suoni del mondo muto. Il pittore vede le forme e i colori dell’invisibile. L’invisibile del mondo silente è il regno di Ario Marianni”.

Scrive la poetessa Eleonora Bellini, che ha curato la mostra assieme all’art director Gi Morandini:

“Quella di Ario Marianni è una pittura filosofica, legata alla riflessione sull’intervento del Caso nelle vicende umane, ed anche all’indagine sui percorsi, profondi e talvolta misterisi, della mente. Arte come indagine perpetua sugli eventi e la storia degli uomini, sui labirinti nascosti della mente e su quelli delle mura cittadine distrutte dalle guerre; elementi, tra l’altro, non estranei alla sua poesia”.

Sull’arte di Ario Marianni hanno scritto, tra l’altro Alfredo Giuliani, Lara Vinca Masini, Hans Richter.

I monotipi di Ario presenti nella retrospettiva sono il risultato di qualità del suo progetto pittorico, lungo il passo originario e quotidiano che è l’interpunzione sul foglio della vita, con le sue due facce. Il privato e il pubblico. Il singolare e l’universale. Ciascuna opera infatti è un micro-macro cosmo, una sorta di aleph borghesiano, in cui la materia artistica si concentra in un punto senza dimensione. Le macchie degli inchiostri tipografici, i graffiti e grafemi in china offrono la mappa della sua vita assoluta. E il viaggio risulta bello e infinito.

Presentazione in galleria di Giulio Martinoli. Mostra a cura di Eleonora Bellini - Gi Morandini.

16 marzo - 11 aprile 2008

Apertura: tutti i giorni dalle 18 alle 21 o su appuntamento.

La Parada

Associazione culturale

Via Milano 64, Brescia

www.laparada.it


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19.05.2017