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Antonia Susan Byatt, "Possessione"

Elisabetta Blasi
(22.03.2008)

“POSSESSIONE”, di ANTONIA SUSAN BYATT

COULD A NEW ROMANCE EVER BIND YOU? (1)


A chi leggerà queste righe:

Agisco nel pieno possesso delle mie facoltà mentali […]. Le mie ragioni sono semplici e possono essere spiegate semplicemente. Primo, la povertà. Non posso più permettermi i colori e ho venduto pochissimi negli ultimi mesi. […] Secondo, e forse più riprovevole, l’orgoglio. Non posso più umiliarmi a entrare in casa altrui come governante. Tale vita è un inferno in terra, anche quando le famiglie sono gentili, e preferisco non vivere piuttosto che essere schiava. […] Terzo, il fallimento degli ideali. Ho tentato, inizialmente con MISS LA MOTTE poi anche da sola in questa piccola casa, di vivere secondo certe convinzioni sulla possibilità, per donne nubili indipendenti, di trascorrere un’esistenza utile pienamente umana, in compagnia reciproca, e senza ricorrere all’aiuto del mondo esterno, o degli uomini. […] Purtroppo non è stato così. O il mondo era troppo fieramente ostile al nostro esperimento (e credo che lo fosse) oppure noi non abbiamo avuto sufficiente intraprendenza e forza d’animo (e credo sia stato altrettanto vero, per entrambe, di tanto in tanto). C’è da sperare che il nostro primo esaltante periodo di indipendenza economica, e le opere che lasciamo dietro di noi, inducano altri spiriti più forti a raccogliere la sfida e tentare l’esperimento senza fallire. Le donne indipendenti devono fare maggior affidamento su se stesse, dato che né gli uomini né altre donne più convenzionalmente addomesticate auspicheranno, o si aspetteranno da loro, altro che un completo fallimento. (pag. 374)

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Santina Pellizzari, "Tra cielo e mare", 2007

A scrivere queste righe lucide e disperate è la pittrice Blanche Glover, personaggio realmente vissuto nell’Inghilterra vittoriana, assieme alla sua fedifraga compagna, la poetessa Christabel La Motte e agli altri personaggi di questo mastodonte letterario, in bilico tra saggio, documentario e romanzo (i due traduttori giustamente omettono, nel titolo, l’apposizione A romance, perché in italiano poco è conosciuta la differenza tra forma letteraria-romance e forma omologa, detta tale, ambedue traducendosi indifferentemente romanzo).

E le scrive prima di suicidarsi, alla maniera di Ada di Lezioni di piano.

Solo che Blanche non vorrà salvarsi all’ultimo minuto, come la sua quasi omologa connazionale, coeva senz’altro; eterosessuale, però.

E Lezioni di piano è stato un film di notevole successo, all’incirca contemporaneo di Possessione. Da cui però nessun film hanno tratto, a quanto mi risulta.

Sarà perché gli argomenti sono un tantino imbarazzanti: era tatcheriana vista dall’angolazione di: (post)femminismo letterario figlio dei cosiddetti Womens Studies degli anni Settanta; ambienti accademici, genderized e non, pettegoli ed invidiosi, generatori di vere e proprie guerre e colpi bassi, soprattutto a colpi di assegni miliardari; assertività, finanche prima della leggendaria Virginia Woolf, della valenza emancipatoria della relazione omosessuale femminile, e del correlato dramma della bisessualità di una delle conviventi, che però resta coerentemente femminista. Sempre negli angustissimi limiti consentiti dal sistema sociale vittoriano, s’intende.
Un sistema sociale che plaudiva, tanto per dirne una, all’ “adozione” di figli “bastardi” da parte di compiacenti sorelle – “ben sposate” se non bennate – delle disgraziate che li partorivano.

Un mastodonte, si diceva.

Nel corpo e nell’anima, e per di più bollato come un feuilleton da certa critica compilativa di frettolose enciclopedie letterarie…

Certo, l’autrice fa bella mostra della sua erudizione letteraria, oltre che della sua conoscenza ab interno dell’ambiente accademico; britannico ma tutto il mondo è abbastanza paese… Il che parrebbe appesantire oltremodo l’ordito narrativo, ma non è così. Basta saltare le ritrascrizioni di criptici poemetti dell’epoca, e la lettura non viene danneggiata.

La struttura narrativa interseca passato vittoriano e presente tatcheriano con sapienza ed ironia, lasciando intuire imbarazzanti corsi e ricorsi storici (non per nulla la Pandora in questione è rappresentata da certi appunti trovati da uno squattrinato, sottopagato e conculcato giovane ricercatore universitario in mezzo ad un’opera di Giambattista Vico…).

Insomma, gli anni Ottanta del Novecento come gli anni Ottanta dell’Ottocento: epoche reazionarie, espansive per la grossa borghesia finanziaria, regressive nei costumi, e conseguentemente “pubblicizzanti” le donne più convenzionalmente addomesticate. Descritte così bene dall’auto-epitaffio di Blanche su riportato.

Val come Ellen; crinoline o no. E Maud come Christabel; Leonora un po’ come Blanche (ma per fortuna non così spiantata, dato che i Womens Studies furono pure produttori di reddito ed occupazione, oltreché sociologia della conoscenza, purtroppo non sufficientemente trapelata nel “grosso” del tessuto sociale).

Infine lui, lo squattrinato dottorando Roland, non così bennato come l’antipatico celeberrimo William Randolph Ash (poeta vittoriano che sarà l’amante-scippatore della meno conosciuta, pardon, misconosciuta poetessa Christabel La Motte).

Fungono poi da cornice del racconto bozzetti di nobiltà decadute, avvocatucoli-yuppies, rampolli altoborghesi ridicoli e pingui.

… e gatti, sì, tanti tanti gatti.




EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Antonia Susan Byatt (“al secolo” Antonia Drabble, Sheffield, 1936), romanziera inglese.

Sorella della scrittrice popolare Margaret Drabble, ha lungamente anteposto la carriera accademica alla vocazione letteraria. Nel 1978 si fece notare con il romanzo storico The virgin in the garden (La vergine nel giardino), ma la sua affermazione la deve proprio a Possession. A romance, nel 1990, cui segue due anni dopo Angels and insects (Angeli e insetti).

Antonia Susan Byatt “Possessione”, edizione speciale per “La biblioteca di Repubblica. Novecento”, Roma, 2003.

Traduzione: Anna Nadotti e Fausto Galuzzi


“Articolo dedicato a tutti gli amici dello SPI-Cgil Grottaglie”

(1) Da un’evocativa ballata di Mike Oldfield: "To France". Traduco liberamente: "ha mai potuto una nuova saga legarti sì tanto ad essa?"




Elisabetta Blasi


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24.01.2017