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Intervista a Armando Verdiglione

Il viaggio della cifrematica

Sergio Dalla Val

Dissipare qualsiasi genealogia, dissipare la paura e fare in modo che il viaggio proceda con una condizione assoluta, con un ostacolo assoluto, dalla traccia della parola, quindi, dall’apertura originaria, per andare verso la qualità, questo è un aspetto che ha implicato molte novità.

(27.06.2010)

Ho incominciato con un atto arbitrario a instaurare un dibattito internazionale e intersettoriale - in Italia, in Europa e in altri paesi come l’America del Nord, l’America del Sud, il Giappone, Israele e la Russia -e poi anche dispositivi editoriali, sia con libri che venivano curati dalla nostra equipe redazionale sia con libri che venivano pubblicati presso altri editori, quali Feltrinelli, Marsilio, SugarCo e Rizzoli, nel primo decennio.

Questo dispositivo di dibattito è una cosa assolutamente nuova, che non si basa sul criterio dell’interdisciplinarietà o della disciplinarietà, ma procede dall’apertura originaria, quindi con un criterio che è quello della qualità.

L’audacia e, sopra tutto, l’assenza di paura hanno sempre contraddistinto tutto ciò, e questo ha potuto forse impressionare le cappelle, oppure gruppi ideologici, più o meno militarmente organizzati, oppure partiti, sopra tutto di stampo giacobino e statalista.

Si è trattato di una scommessa intellettuale e di un rischio assoluto. Questa scommessa ha comportato anche l’invito verso coloro che già nel loro settore, nel loro terreno - la scrittura o l’impresa, la banca o la poesia o l’arte - già correvano un rischio di verità. E allora è stata una scommessa sempre alla prova, che richiedeva sempre una prova nuova.

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Hiko Yoshitaka, "La cosa varia", 2002, pastelli a olio su carta, cm 23 x 30

Sicuramente è un viaggio, non soltanto perché si tratta di città differenti - da New York a Parigi, a Londra, a Barcellona, a Cordoba, a Caracas, a Lubiana, a Francoforte, a San Pietroburgo, a Tokyo, a Gerusalemme, a Milano, Roma, Venezia, Ravenna, per dire gli appuntamenti internazionali in vari angoli del pianeta -, ma perché ciascuna cosa non è più fissa né immobile.

Nessuna parola e nessun sito, nessuna casa, nessun elemento è più fisso né inimmobile né inerte né amorfo. Allora, ciascun elemento diviene strutturale, scritturale, quindi, intellettuale, ovvero è elemento linguistico, elemento della parola.

È chiaro che la provincia ciascuna volta ha reagito, ha protestato o si è rivoltata, facendo personalizzazioni o demonizzazioni, ma questo è sempre il compito dei detrattori e non bisogna farsi carico delle loro credenze e delle loro superstizioni. Per nessun motivo. Anche perché le nostre convinzioni non sono naturali ma sono constatazioni che man mano, lungo l’esperienza originaria, sorgono. Quindi, non corrispondono a nostre idee, a nostri fantasmi o a costruzioni zoologiche.

Dissipare qualsiasi genealogia, dissipare la paura e fare in modo che il viaggio proceda con una condizione assoluta, con un ostacolo assoluto, dalla traccia della parola, quindi, dall’apertura originaria, per andare verso la qualità, questo è un aspetto che ha implicato molte novità.

Molte novità anche per il modo scientifico con cui tutto questo si è instaurato. Intanto, la scienza è in un’accezione nuova, nuova per la lettura assolutamente inedita che viene fatta da trent’anni da noi rispetto al testo occidentale.

Per testo occidentale non bisogna intendere semplicemente tutto ciò che è stato scritto e prodotto in Europa, nel Mediterraneo o in America, ma anche tutto ciò che noi possiamo leggere e acquisire del taoismo, del buddismo, dello scintoismo e di altre realtà, di altri patrimoni storici.

Ma la questione forse è quella di non interpretare, di non risolvere le cose in termini di un dovere del ricordo o di un dovere della memoria, ma anzi trarre la memoria verso l’invenzione e verso l’arte e, quindi, attraverso l’invenzione e l’arte, verso la scrittura.

La scrittura è qualificante. E questa è la cosa nuova. La scrittura è scrittura della parola, e è la scrittura secondo la logica della parola. La parola è originaria e è secondo la logica particolare, secondo l’idioma, che Freud chiamava inconscio. Ma l’inconscio non è un sistema né una struttura formale o simbolica, non è la catena significante, ma l’idioma.

L’idioma, quindi, è la logica particolare della parola originaria. Dunque, la struttura propria del viaggio e la scrittura del viaggio si stabiliscono secondo la logica particolare, che è una logica singolare e triale che procede dal due. Anzitutto questo è da tenere in considerazione.

Noi siamo tanto abituati che ormai ci sembra una cosa naturalissima che l’uno si divida in due, ma in questo modo siamo abituati a fondare i sistemi, le religioni, le teocrazie, i laicismi, sul postulato dell’uno che si divide in due e, quindi, sul postulato della morte del figlio, sul postulato dell’infanticidio. Ma l’uno non si divide in due, l’uno èdiviso da se stesso, è differente da se stesso, quindi, è menzognero.

E non c’è il soggetto, perché il soggetto -soggetto alla legge, soggetto al discorso, soggetto alla morte, soggettomorte - c’è solo se l’uno si divide in due. Se l’uno non si divide in due, ma è diviso da se stesso, non c’è soggetto.

Quindi, forse anche la lettura della patristica, di Sant’Agostino, di San Basilio, di San Gerolamo, di San Giovanni Crisostomo e di San Tommaso, e così la lettura della latinità, della classicità greca e di quanto l’Italia e l’Europa hanno potuto produrre, è qualcosa di essenziale per contribuire alla civiltà.

Qual è l’avvenire della nostra esperienza?

Adesso noi proseguiamo con i dibattiti internazionali, con il nostro viaggio per i prossimi trent’anni. Oggi celebriamo trent’anni di cifrematica, trent’anni di scienza della parola, trent’anni di editoria, trent’anni di dibattito internazionale, trent’anni del Movimento Freudiano Internazionale, trent’anni della nostra Fondazione di cultura internazionale: noi proseguiamo con un programma per i prossimi trent’anni, per il prossimo anno e per i prossimi dieci anni.

Intanto occorre anche l’edizione di quello che è emerso in questi primi trent’anni, che non è ancora edito: sono circa trenta volumi, soltanto di scritti clinici, scritti e non scritti. L’oralità è un’altra scrittura della parola: non soltanto quella che giunge sulla pagina bianca o sulla stampa o sul computer, ma anche l’oralità è scrittura della parola e bisogna che giunga all’edizione.

Ma anche tutto ciò che in termini di video e di audio si è prodotto in questi trent’anni occorre che giunga all’edizione e al messaggio. Questo implica senza dubbio anche l’instaurazione di altri dispositivi editoriali e di dibattito, altri congressi, a Tokyo, a Milano, a Roma, a Gerusalemme e in varie parti d’Europa, e altri strumenti con cui il viaggio giunge alla sua cifra.

E altri strumenti che oggi sono anche strumenti propri all’era telematica e digitale, attinenti per esempio all’organizzazione, all’informazione e alla vendita nei vari paesi, tenendo conto di coloro che hanno collaborato o avuto notizia in questi trent’anni e quindi di tutti coloro che possono avere notizia.

Perché anche questa produzione in atto, per un verso, bisogna che si stabilisca su carta o su computer, ma per l’altro che possa essere seguita e consenta d’intervenire al dibattito o al museo come film interattivo anche a chi si trova in questo o quell’angolo del pianeta.

Questo è un po’ il nostro viaggio. Considerando quello che è stato fatto finora e quello che resta da fare, noi diciamo che l’essenziale è veramente ancora da fare. Quello che auguriamo è che gli allievi e i collaboratori possano ciascuno portare a produzione e al messaggio quello che è stato acquisito e, pertanto, rischiare e scommettere per acquisizioni assolutamente nuove per i prossimi trent’anni.

Sergio Dalla Val è psicanalista, brainworker, presidente dell’Associazione Culturale Progetto Emilia Romagna, direttore della rivista "La città del secondo rinascimento".





13 maggio 2005


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