Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

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Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

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Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

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Fulvio Caccia
Rain bird

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Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
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Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

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Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

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In morte del Tribunale di Legnago

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Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

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Pornokratès. Sulla questione del genere

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Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

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Jonathan Littell, “Les Bienveillantes”

Penvins
(3.03.2007)

Come si può arrivare a prendere il libro di Jonathan Littell, “Les Bienveillantes” (Gallimard, Paris, 2006, pp. 903) come l’avvenimento letterario dell’anno scorso? Molto semplicemente, questo libro non è letteratura. Non è un cattivo libro, per quanto… forse si potrebbe classificarlo in una delle categorie del romanzo di svago, aggiudicargli un voto di 12/20 in una composizione d’ateleir d’écriture, e perché non 15/20, non è poi fatto troppo male, ma per l’appunto è fatto! Il suo successo fa pensare a quello del Codice Da Vinci. Tutto ciò non ha nulla a che fare con la letteratura che noi amiamo leggere.

Ma beninteso è quello che si è fatto di meglio nel campo della letteratura che noi ameremo leggere. E da questo punto di vista è un capolavoro. Un puro prodotto di marketing. Un grosso libro, sembrava che gli editori avessero bisogno di un libro di un certo spessore, è l’autore stesso che lo ha detto in una intervista a “Le Monde”, un libro che faccia rilucere la cultura francese all’estero, almeno lo speriamo, un libro che parla in modo diverso del nazismo, un libro che parla di storia, e ben si sa che i francesi ne sono golosi.

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Opera di Hiko Yoshitaka

Ma a chi farà credere che parla della Storia in altro modo? Sicuramente, c’è questa volontà di assumere il punto di vista del carnefice, bisogna pure cambiare la salsa per fare ingoiare il piatto, ma contrariamente a ciò che dice il rumore, accuratamente orchestrato dall’editore e dai suoi numerosi sostenitori, non c’è molto di cambiato nel modo di guardare la genesi del nazismo. E questo giustamente perché il carnefice di Littell non esiste, è una sorta di ectoplasma costruito per sviluppare una tesi: “Un uomo onesto può diventare un perfetto mascalzone, sotto la pressione delle circostanze”. Da qui l’insistenza al limite del ridicolo con la quale l’autore fa del Dr Aue un antisemita che non vorrebbe che si uccidano gli ebrei o in ogni caso che si risparmino quelli che non sono un pericolo per il Reich, spingendosi sino a donare all’eroe una ragione obiettiva di risparmiare le vittime per via della sua funzione di ufficiale di Arbeitseinsatz. Tutto ciò è rappezzato. Al limite dell’inverosimile allorché è giustamente la funzione del romanzo quella di far credere. In fondo, l’autore non perviene a identificarsi con il suo eroe.

Il Dr Aue è un SS omosessuale caricaturale, una sorta di personaggio ibrido inventato per la circostanza, un uomo onesto a metà, mezza figura mitica di SS, completamente opposta al Tedesco medio che Littell avrebbe potuto scegliere per sostenere la sua tesi; di colpo lo si sente scocciato non sapendo come dimostrare la veridicità del personaggio, facendo di tutto per dimostrare la sua omosessualità, come se la cosa non andasse da sé, inventandogli una relazione incestuosa con sua sorella e un superattaccamento al padre che non spiega nulla; omosessualità che malgrado tutto riesce a superare per sposare una donna e avere dei bambini dopo la guerra. Curioso egualmente che Littell non dimentica di circoncidere il suo eroe, ma ancora una volta senza andare sino alla fine: “Oh, non è niente. Un’infezione d’adolescenza, arriva spesso” (189). Infine, a immagine del suo creatore, il Dr Aue è un intellettuale, qualcuno che agisce con ragionamento. Molti dei tratti che avrebbero potuto permettere all’autore di identificarsi al suo eroe, ma potrebbe averne paura? J.Littell non smette d’insistere sul fatto che il suo eroe non è un antisemita viscerale. Si è in diritto di chiedersi il perché di una tale insistenza, , se non per ben distinguere dal nazista che si vede in tutti i film di guerra. Ma è proprio questa insistenza che – per la sua pesantezza – sottolinea in ogni pagina che non si tratta di un romanzo ma di una dimostrazione.

Con chiarezza si intende dove si trovano le intenzioni dell’autore, direi che non si capisce altro che queste, ma in che cosa sono rivoluzionarie, come lo si pretende? Come se non si sapesse da molto tempo che in una situazione di crisi l’uomo è capace del peggio? Ma le situazioni di crisi non arrivano dalla sera alla mattina, l’antisemitismo non è nato nel 1939, cosa importante per affrontare l’avvenire sono le fonti di questo antisemitismo e le loro conseguenze, si tratta di analisi, non di colpevolizzazione. Ora questa opera non ha per funzione che di servire il dovere di memoria. Di confinare il pensiero sulle considerazioni moralizzatrici, benpensanti, stavo per dire giudeo-cristiane! E non dico questo forzatamente dell’intenzione dell’autore, che certamente non sarebbe stato sufficiente, ma anche di tutto il battage mediatico in adeguazione con le attese del pubblico.

Quello che rimane di questo romanzo è, non : “si sarebbe potuto evitare questo se il trattato di Versaille non avesse umiliato la Germania, per esempio – anche se questo è detto tra tante altre cose – ma al contrario: l’uomo è capace del peggio; come vedete anche un buon giurista può diventare un criminale SS. Anche voi avreste potuto. È questa la funzione del romanzo? O quella delle favole moralizzanti destinate ai buoni allievi e ai bravi borghesi sotto ogni aspetto? Certamente il premio Goncourt è attribuito qualche mese prima di Natale!

I suoi modi di vedere le cose non erano originali, ma rimanevano solidamente documentati e sapeva inserirli in un racconto coerente, che è la prima qualità dell’immaginario storico. Certamente è l’opinione del Dr Aue, ma non è anche quella dell’autore! In altri termini, il romanzo storico deve mettere la storia in immagini. Esso illustra!!! Ma fare rivivere, al contrario, è tutt’altra cosa che sfogliare delle schede documentate, è inventare, è prendersi delle libertà, è portare il punto di vista della sensualità, dell’anima, tutto quello che manca allo studio dettagliato dei fatti, e è precisamente là sopra che J. Littel fallisce. Fatta eccezione per qualche bella pagina.

Allora, come possiamo considerare un tale libro come l’avvenimento letterario dell’anno? Semplicemente confondendo letteratura e merce. I grandi editori sono come i vecchi amanti che sono invecchiati male, praticano ancora l’amore ma senza passione, dell’interesse che portano ai libri non restano che i beni che hanno in comune, fanno fruttificare il loro patrimonio e sostengono l’ordine morale. Il dovere della memoria. La colpevolizzazione del buon popolo. La “ripetenza”.

Ma infine che si legga lo sbando tedesco di J. Littell e lo sbando di Vichy visto da Céline (D’un castello l’altro) e se non si capisce da che parte sta la letteratura, che si vada a vendere altre cose. Il mestiere dell’editore rende un grande servizio alla letteratura quando fa una cernita, ma quando la fa nel senso del pensiero unico e del politicamente corretto l’editore non è altro che un mercante di cianfrusaglie. Che non ci si stupisca allora se un giorno o l’altro il mercato sfugga all’editore per passare dalla parte delle potenze finanziarie. Quando gli ipermercati e Amazon decideranno chi merita il Goncourt e il Prix de l’Académie, il Goncourt sarà un bonus per i regali di Natale e il Prix de l’Académie un certificato di buona moralità. Ma non è quello che sta già accadendo?




Penvins, Parigi. Codirettore di “Exigence-Littérature.net”, sito letterario di referenza per la Francia e la francofonia.

Prima pubblicazione in francese il 4.12.2006 su “Exigence-Littérature.net”,

Se ci tenete a intendere quello che è accaduto in quegli anni leggete piuttosto:

Des hommes ordinaires di Christopher R. Browing e pure Vichy et l’imaginaire totalitaire di Yves Chalas.

E se amate la letteratura, leggete e rileggete Céline…



N.d.T.: Les Bienveillantes, coloro che vegliano al bene. Le Benedicenti. Le Benevolenti. Le Benevole, Le Amabili. Le Benestanti. Le Cortesi. Le Indulgenti. Le Accattivanti. Le Eumenidi come l’altra faccia delle Erinni.


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19.05.2017