Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
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Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
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Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
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Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
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Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
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Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

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Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
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Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

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Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

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Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

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Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

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Giancarlo Calciolari, "La vita assoluta"

Alice Granger Guitard
(18.03.2007)

Leggendo questo libro ho ritrovato il piacere della lingua italiana.



Giancarlo Calciolari, direttore della rivista Transfinito.net, ci presenta nel suo libro “La vita assoluta” (Transfinito Edizioni, 2006) un uomo di quarant’anni, Saverio, che vive a Parigi, dopo aver fuggito l’Italia per salvarsi dal cannibalismo della droga.

Saverio, come tutti quanti, così dice, sogna un miracolo che gli permetta di sfuggire alla vita ordinaria in cui deve guadagnarsi il pane come cuoco e poi come pasticcere, per consacrarsi unicamente all’arte e alla scrittura. Non essendo mai arrivato questo miracolo, è un uomo che cammina in due scarpe differenti, una parte della giornata confeziona, d’altronde con arte e gusto, della pasticceria italiana e dei gelati italiani (in quantità sbalorditiva) per dei ristoranti parigini, giusto appena per tenersi l’altra parte della giornata per scrivere e per dipingere. È un ragazzo che avrebbe voluto essere nel ventre di sua madre, dice a Axelle, la ragazza che ha incontrato.

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Opera di Hiko Yoshitaka

Axelle è stata una bambina amata da tutta la famiglia. Suo padre, poiché l’incubo era che lei potesse partire lontano come lo fece un membro della famiglia, preferirà donarle la libertà di lasciare la città natale di Cherbourg per andare a studiare a Parigi. Per questa libertà, che è anche una libertà sessuale, lei ha il consenso paterno. Si potrebbe dire che può gustare tanto più all’infinito di questa apertura parigina che le è offerta, un regalo paradossale, poiché è per respingere l’eventualità che lei possa partire definitivamente dalla famiglia.

La libertà che le da la sua famiglia significa che la famiglia non l’ha perduta, che lei resta nel suo seno metaforico dislocata ovunque. Quello che conta in questo testo è che Axelle è una ragazza che non teme d’essere abbandonata. Ha solamente paura di essere mangiata cruda, ovvero senza che qualcuno sappia “cucinarla” e “prepararla”, “infinitizzarla”. Si potrebbe immaginare che abbia sognato d’incontrare un uomo che sapesse non solamente prenderla come un dolce con un’infinito appetito, entrando in risonanza con il suo stato di bambina amata da tutti, ma pure che sapesse fare, in questo modo, un nuovo dolce, affinché non incontri mai il rischio d’essere inghiottita, ma divenga un dolce che non finisce mai. Il posto che questa bambina ha avuto dalla sua famiglia non evoca per l’appunto quello di un dolce da degustare senza fine, sino all’impossibile? L’amore: “Io ti mangio!”, e la bambina: “Se mi mangi, tutta cruda, allora di me non resta niente…”. Incubo incestuoso. Ma instestinguibile e sensuale desiderio di essere degustata, in fine. Pericolo incestuoso rimosso con il buon pasticcere…

Allora, c’è l’incontro tra Saverio e Axelle, in occasione di un vernissage. Saverio, che è un uomo che ha sempre avuto paura d’essere abbandonato, che sembra credere che fallirà sempre, desidera questa giovane donna, e nello stesso tempo non può credere che l’avrà, che lei si interesserà a lui, e che questo non avrà più fine. Grazie a lei, sarà la “vita assoluta”, la vita senza fine… nel ventre della quale in fine sarà. La droga non era stata un modo di tentare di catturare con la consumazione di eroina, l’eroina introvabile, la donna artificiale, quella che si sarebbe occupata di lui, come sua madre aveva fatto con le sue mani, come se fosse il suo bambino-marito, suo padre, lasciando Saverio fuori, abbandonato? Questa droga non era stata la folle designazione di un posto femminile ancora da venire a prendere dalla parte di una donna, marca di una dipendenza inguaribile, potente richiamo in questo posto “creato” di una donna che sarebbe come sua madre mentre prende in mano totalmente la vita del marito, come nel suo ventre?

Accade il miracolo. Axelle accetta di seguirlo. Tutto ciò è già inimmaginabile. Ella è là, può toccarla all’infinito, entrare in lei, giocare con lei, con il suo corpo, ancora e ancora e ancora. Senza fine.

La casa di Saverio è sia appartamento d’artista, con le sue vetrate aperte sul cielo, sia di un pasticcere e cuoco con tutti gli ingredienti in casa per offrire a Axelle un vero tiramisù o una cena succulenta. La loro notte è interminabile. Infine, con Axelle così toccabile, così soavemente penetrabile, eroina di pittore, Saverio ha la sensazione folle d’essere riuscito a raggiungere questa eroina che la droga non potrebbe raggiungere che in negativo, nell’ombra del passato, nella scrittura strapiombante, nella proibizione dell’incesto e tutto quello per il padre che sua madre ha plasmato. La loro notte non ha fine, e nello stesso tempo Saverio teme, ancora e sempre, l’abbandono.

Axelle accetterà di venire a abitare da lui? Non osa nemmeno proporglielo, talmente anticipa il rifiuto, l’abbandono. La notte interminabile, il sesso ancora e ancora, che ritarda la separazione definitiva, annunciata, nessun rimedio alla dipendenza. Axelle è per lui, dapprima, in fuga dalla droga, una donna presunta interessarsi a un altro uomo che a lui. Come altre volte sua madre. E è anche una donna che, attraverso il sesso, ha tutto il potere su un uomo, può fargli di tutto, trattenerlo all’infinito, tenendo il suo corpo e la sua anima tra le sue mani. Axelle è tutta la sua vita. Ma, senza dubbio, ella non accetterà… Saverio, quando lei è partita, perché deve raggiungere sua madre, sembra prepararsi a non rivederla più. Non ci crede. Come se lei non si interessasse ancora… che a suo padre. La crema pasticcera di suo padre… Da offrire all’uomo che saprà utilizzarla per le sue inedite ricette?

Nella separazione da Axelle, che Saverio teme come definitiva, non cessa d’avvertire l’abbandono, di sognare il miracolo di vivere solo d’arte e di scrittura, d’avere voglia di ritornare nel suo paese natale l’Italia, e pure di riuscire come pasticcere.

E nello stesso tempo, siccome Axelle non telefona, nel suo silenzio, è sul punto di rinunciare.

Poi uno scampanellio mentre sta per uscire: È Axelle, con le sue due valigie. Accetta la vita insieme. Che le loro due vite si gemellizzino. In un certo modo, come altre volte suo padre, non ha infine per sé una donna che non ha altro desiderio che di prendere in mano la sua vita. Allora, esaudita la dipendenza, il figlio ha l’assicurazione d’ottenere quello che otteneva suo padre, e sfuggire alla vita “ordinaria” non ha più senso, non essendoci più separazione dalla vita d’artista. Axelle, vergine madre e figlia del suo figlio?

Lettori, se volete rendervi conto di come un cuoco e pasticcere può essere anche un intellettuale e uno scrittore di talento, potete procurarvi il libro su questo sito: www.transfinito.eu








Alice Granger Guitard

Versione in francese su “Exigence-Littérature


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