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In Italia l’ultima crociata

Pino Rotta
(20.05.2007)

Nel 1989 con la pubblicazione del suo "Versetti satanici" Salman Rushdie si guadagnò la fatwa e la condanna a morte emanata dall’ayatollah Khomeini. Il mondo occidentale insorse gridando allo scandalo con l’islam.
Sono rimasto sbigottito quando il 15 giugno scorso il TG3-RAI ha dato la notizia che, a seguito di una denuncia fatta da alcuni psicologi, la procura di Civitavecchia ha iscritto nel registro degli indagati produttore e regista del film tratto dal libro di Dan Brown, Il Codice da Vinci. L’accusa: è osceno. La notizia, riportata anche dal quotidiano Repubblica, non ha avuto grande risalto sugli altri organi di stampa, ma il fatto in sé è veramente inquietante e sintomatico del clima da Santa Inquisizione che si vive oggi più che mai nel nostro paese.
In Egitto i parlamentari cristiano-copti hanno chiesto di mettere al bando il libro di Dan Brown ed il film. Nel comune di Ceccano (Fr) il parroco, con il supporto di due consiglieri comunali uno di AN e uno dell’UDC e di un centinaio di persone hanno organizzato un vero rogo in piazza bruciando le copie del libro.
Ora c’è da chiedersi: è normale un paese che ha paura della libera espressione del pensiero e dove si organizzano azioni legali ed intimidazioni di altro genere per distruggere quelle idee?
E’ più scandaloso ed osceno il cattolicissimo Totò Cuffaro dell’UDC che va fiero davanti ai suoi processi per mafia sostenuto a suon di fanfara da big ipercattolici quali Dell’Utri, Cesa e Casini o un libro di narrativa che vende milioni di copie nel mondo senza alcuna pretesa (se non quello di essere diventato un best seller)?

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Opera di Hiko Yoshitaka

Si potrebbe fare del facile populismo sulla strabica morale cattolica che sulla sessualità e la temporalità del potere ecclesiastico arma crociate mentre volge altrove lo sguardo davanti alla corruzione o all’evasione fiscale che hanno, ognuna per la propria parte, messo in ginocchio le finanze dello Stato ma non quelle della Chiesa, ma il problema è un pò più complesso e merita una riflessione più seria.
Lo scarso senso morale della classe dirigente italiana, non solo politica ma anche imprenditoriale, burocratica, accademica, professionale, ha radici profonde ed antiche e germogli fiorenti ed attuali.
Con venti anni di monocolore e trenta di pentapartito e venti di coalizioni di centrodestra o di centrosinistra l’Italia è stata governata negli ultimi 70 anni dalla Democrazia Cristiana e dai suoi eredi diretti. Ma c’è di più, tutta la classe dirigente italiana, e non solo quella politica, si è formata al caldo degli ambienti cattolici. Il risultato è che, quando è andata bene, abbiamo avuto delle personalità di buon valore tecnico, buoni manager, buoni professionisti, ma al fondo della morale di questa lunga fila di generazioni formatesi nelle parrocchie e nelle scuole confessionali (e la sinistra vanta un certo primato!) c’è l’assenza del senso dello Stato e delle istituzioni, visti come opportunità da sfruttare più che come comunità identitaria.
Dal punto di vista storico e politico dopo l’unità d’Italia la permanenza del Vaticano quale stato sovrano ed indipendente fu un enorme errore fatto dai protagonisti del risorgimento dai Savoia a Cavour a Garibaldi (anche se quest’ultimo in verità fu costretto a fermarsi!). Uno Stato nello Stato non fu solo un fatto territoriale perché per tutto il 1800 e fino ai primi del ‘900 la resistenza dei cattolici allo stato italiano fu attiva e si manifestò con la politica delle banche vaticane e dei briganti nelle terre del Mezzogiorno. Con l’avvento del fascismo queste ostilità furono sanate, il Vaticano incassò come indennizzo una somma spropositata dallo stato italiano e mantenne il predominio su banche e scuole, mentre abbandonò a sé stessi ed al fascismo i briganti del Sud che, dopo un primo momento di sbandamento si riorganizzarono diventando quelle che oggi purtroppo conosciamo come mafia, ‘ndrangheta e camorra.
Ma non fu una pace vera quella tra lo Stato e la Chiesa, fu solo un’opportunistica convivenza e subito dopo la caduta del fascismo la chiesa cattolica mise subito il cappello accanto alla bandiera americana ed ed al nuovo governo repubblicano. Sotto forme nuove tornava a governare l’Italia con lo stile ed i ceti sociali preunitari, ma con un alleato potente: gli americani.
Fino alla caduta dell’Unione Sovietica, l’Italia è stata immobilmente governata dalla corruzione e dal clientelismo democristiano. Negli anni ’90 il vecchio sistema era talmente decrepito e corrotto che Tangentopoli ebbe facile gioco e mise scompiglio nei giochi politici spianando la strada a quelli che erano rimasti nell’ombra dei protagonisti della prima repubblica. Di fatto l’unico a pagare per un sistema che altri avevano creato e mantenuto per cinquant’anni fu Bettino Craxi, tutti gli altri, prostratisi all’ombra del Cupolone, hanno continuato a governare, a fare affari, a corrompere e deviare.
Uno scenario che francamente ci sembra enormemente più osceno di libro di Dan Brown che un pò a sorpresa è diventato famoso.






Pino Rotta, direttore di "Helios Magazine"


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14.02.2017