Transfinito edizioni

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Giancarlo Calciolari
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Il Sessantotto con gli occhi delle donne

Maria aveva quindici anni, Pasquale venticinque

Pino Rotta

"Gli anni Sessanta rompono le catene e le donne occidentali
cominciano a rivendicare e a ottenere il diritto alla propria libertà."

(5.04.2008)

Maria aveva quindici anni, Pasquale venticinque, da circa un anno lui gli girava sotto casa, non si sono mai incontrati da soli, poi è arrivato il gran giorno Pasquale prende "informazioni" e manda un messaggio, il padre di Maria prende "informazioni" e da un tacito consenso, Pasquale va a casa di Maria, e nel giro di un anno saranno sposati, dopo nove mesi Maria ha il primo figlio. E’ una femminuccia e, il giorno della nascita, Pasquale spara 4 colpi di fucile per aria. Peccato! se fosse stato maschio ne avrebbe sparati 7 e avrebbe festeggiato con gli amici.
Questa è una storia comune di una ragazzina del Sud degli anni sessanta, una come le altre.
Gli anni sessanta, sembrano lontanissimi nella nostra memoria. In America ed in Europa, comincia la "contestazione studentesca", in Italia, soprattutto al Sud, le ragazze si sposano appena adolescenti. Non c’è ancora il divorzio, non c’è la pillola anticoncezionale, non c’è la legge sull’aborto ma l’aborto è una pratica clandestina che uccide migliaia di donne ogni anno, il delitto d’onore è ancora nel Codice Penale italiano che prevede una riduzione della pena per l’assassino della donna (Codice Penale, art. 587. abolito nel 1981, solo dopo i referendum su divorzio e aborto), in Vaticano c’è ancora la pena di morte (abolita nel 1981 ma rimasta nell’ordinamento vaticano fino al 2001), nelle feste religiose del Sud i boss mafiosi hanno l’onore di guidare la processione dei santi, mentre nelle chiese e nelle scuole maschi e femmine siedono separati, il tasso di analfabetismo delle donne è il doppio di quello degli uomini che pure è altissimo, toccando punte del 60%.

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Opera di Christiane Apprieux

La televisione porta nelle case le immagini del "rivoluzione dei figli dei fiori" che sta dilagando in occidente, la musica fa da catalizzatore e miccia di una trasformazione culturale. Non sono gli anni Settanta, gli oscuri ed ancora avvolti da tanti misteri "anni di piombo", gli anni degli opposti estremismi, delle stragi di Stato, sono gli anni Sessanta, gli anni della "fantasia al potere", dei Beatles, di Joan Beaz e Bob Dylan, gli anni delle manifestazioni oceaniche contro la guerra in Vietnam, gli anni del "fate l’amore non fate la guerra". Sono gli anni dell’ottimismo e del boom economico, del "miracolo italiano". E’ una rivoluzione culturale e solo molto dopo politica. Sono stati solo dieci anni, ma dieci anni che hanno rivoluzionato la cultura mondiale ed anche quella italiana. Al centro di questa rivoluzione c’è la liberazione della donna. La liberazione dal suo ruolo di subalternità non solo culturale ma anche civile e soprattutto fisica. Gli anni Sessanta rompono queste catene e le donne occidentali cominciano a rivendicare e a ottenere il diritto alla propria libertà di autodeterminazione. Il nudo era un simbolo non "un consiglio per gli acquisti"!
Oggi, con grande disinvoltura, nel grande processo di arretramento culturale e fondamentalista in atto in Italia e nel resto del mondo, c’è un processo di revisionismo storico che mischia tutto, annacqua valori, ideali, che mette sullo stesso piano carnefici ed assassini, cercando (e purtroppo spesso riuscendo!) di convincere la gente che la storia tutto sommato è una cosa vecchia, inutile, che quello che conta è quello che dice la televisione.
Gli anni Sessanta hanno messo in discussione tutto, ogni valore, ogni istituzione, ogni regola sociale. Le hanno messe in discussione ed hanno spinto la gente a cambiare tutto. Hanno costretto la politica ad accettare il cambiamento, quella politica che ieri più di oggi era in mano ad una cultura maschilista e violenta, quella stessa politica che, proprio perché costretta al cambiamento, anziché governare il cambiamento non lo ha mai accettato ed ha cercato di svuotarlo e di distruggerlo dall’interno. Quelli che hanno più di cinquant’anni lo possono ricordare, non è detto che ci riescano o che lo vogliano, ma possono farlo. Possono ricordare la demonizzazione mediatica e la repressione violenta delle istanze giovanili di quegli anni. Il martellamento quotidiano di stampa e televisione, la rinascita dei movimenti nazifascisti, fino ad arrivare ai tentativi di colpi di stato fascisti della fine degli anni sessanta ed inizi anni settanta.
Ci furono degli eccessi, degli errori, delle colpe? Quando a muoversi sono contemporaneamente milioni di persone è evidente che si compiono degli eccessi, ma lo snaturamento dei valori di quegli anni è da imputare alla repressione ed alla cultura reazionaria della classe dirigente, non certo alla genuità della nuova visione del mondo, alla radice pacifista e nonviolenta. Il male che ne scaturì lo troviamo nella contrapposizione violenta tra lo Stato e la sua gente che chiedeva il cambiamento.
Senza gli anni Sessanta Maria si sposerebbe ancora a quindici anni, con uno sconosciuto e farebbe figli senza possibilità di scegliere della propria vita. Gli anni Sessanta sono anni che non hanno fatto la storia, fanno parte della storia e sono da ricordare al femminile.







Pino Rotta, direttore di "Helios Magazine"



Marzo 2008


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30.07.2017