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I nomi del padre

Erik Porge
(6.05.2008)

I nomi del padre sono uno dei maggiori principi di giunzione del reale, del simbolico e dell’immaginario, al punto che c’è chi ha sostenuto che la triade RSI provenga dalla distinzione tra padre immaginario, simbolico e reale. Pare più giusto dire che il Nome-del-Padre abbia contributo a costruire una terna di queste tre dimensioni che Lacan ha posto, dapprima separamente, come fondamentali. Paradossalmente se il Nome-del-Padre ha favorito la formazione della terna in quanto tale, non ha mantenuto con questa delle relazioni tranquille. Questo è uno degli insegnamenti dell’evoluzione della funzione di questo termine nel percorso di Lacan. Noi vi reperiamo due poli: quello che si organizza intorno alla metafora paterna, il più noto e in generale il solo menzionato, e quello che si organizza intorno di un buco nel Nome-del-Padre e del plurale di questo nome, polo abitualmente lasciato nell’ombra. Possiamo fare senza del Nome-del-Padre, domanda Lacan nel 1975? E risponde: a condizione di servirsene (1).

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Hiko Yoshitaka, "Albero della nominazione", 2007

Attorno alla metafora paterna

I documenti di cui disponiamo permettono di fare risalire la prima apparizione del termine “Nome-del-Padre” al primo seminario di Lacan, quello del 1951-1952 su “L’uomo dei lupi”, Serguei Pankejeff. Lacan mostra che la vita di questo emigrato russo è guidata dalla ricerca di un padre simbolico, che riempia una funzione castratrice disertata dal padre reale, troppo gentile. I dentisti in particolare giocano questo ruolo per lui, e più si mette in guardia e più si consegna a loro. A fianco dei padri simbolici, Lacan distingue il ruolo dei padri immaginari, che sono dei padri mortiferi. Il loro tipo è associato a un’immagine della scena primitiva che identifica il soggetto a un’attitudine passiva, causa di suprema angoscia, poiché equivale a uno spezzettamento primitivo. La ricerca del padre simbolico porta con sé la paura della castrazione, la quale rigetta “l’uomo dei lupi” dalla parte del padre immaginario della scena primitiva.

Lacan procede quindi subito, nella sua interpretazione del caso, a delle permutazioni e a delle supplenze tra tre categorie - reale, simbolico, immaginario - di padre. La dove cede il padre reale, c’è l’appello al padre simbolico, e là dove cede la funzione del padre simbolico di garantire la castrazione sorge il padre immaginario. Il termine Nome-del-Padre, per quanto lo riguarda, prende posto in questo gioco di relazioni in un modo che comporta una sfumatura spregiativa, appare come un prodotto di degradazione del padre simbolico: “Egli (l’uomo dei lupi) non ha mai avuto padre che simbolizzi il padre, al suo posto gli è stato dato il nome del padre.” La sola indicazione che Lacan da della sua provenienza è la religione (2), la religione cristiana, senza dubbio, che riconosce Gesù come Figlio di Dio, ossia che lega l’avvento del messaggio di Gesù alla paternità di Dio. La paternità di Dio è una paternità spirituale e non carnale come è anche il caso in certe religioni pagane antiche (quella di Baal, per esempio, oggetto di culti erotici). Il Nome-del-Padre, in questa prospettiva, fa del padre una realtà di discorso che precede la realtà psichica.

Dopo il caso de “l’uomo dei lupi”, Lacan esamina quello de “l’uomo dei topi”, sul quale nel 1953 tiene la sua conferenza “Il mito individuale del nevrotico”. Di nuovo vi appare, in modo fugace, “il Nome-del-Padre”, al centro delle coordinate del padre immaginario, simbolico, reale in rapporto alle quali situa il caso. L’esperienza analitica è tesa tra una immagine di padre “sempre degradata” e un’immagine di “padrone che istituisce alla dimensione delle relazioni umane fondamentali quello che è nell’ignoranza (3)”. Per i nevrotici, il padre è “sdoppiato” in padre immaginario e padre simbolico.

Come nel seminario su “L’uomo dei lupi”, il Nome-del-Padre rappresenta un livello inferiore della funzione simbolica, una sorta di ripiego. La conquista di una “piena” dimensione simbolica da parte del Nome-del-Padre porrà in seguito la questione della sua articolazione con il simbolico e ci si può chiedere se il Nome-del-Padre non resterà marcato per sempre dal deprezzamento primitivo. Il Nome-del-Padre non raggiunge la perfezione (impossibile) del padre simbolico.

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Testo integrale dell’articolo

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27.07.2010