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"Visioni" di Gian Maria Molli

Paolo Pianigiani
(15.11.2006)

E’ un cerchio. Ha un punto che oscilla, dove la linea curva si unisce. L’inizio e la fine: l’altalena, con una bambina bionda che si dondola. Un’epifania, a rappresentare l’alito ondulante della poesia. E ancora. Visioni ha titolo questo ultimo volume di racconti di Gian Maria Molli, appena uscito da Polistampa, editore in Firenze.

Il Gian Maria… un amico da sempre, emigrato di pensiero a Roma. Ci sentiamo ogni tanto al telefono, e spesso lo sento in fonia, in radio: la sua voce inconfondibile, assolutamente toscana.

E’ giornalista alla Rai, alla Radio, al terzo programma. Eravamo insieme a Firenze, in una redazione di giornale. Ebbe l’occasione di trasferirsi a Roma, mi disse: vieni?

No, non vengo. Roma mi fa paura, troppa gente… vai te, poi vedremo. Non abbiamo visto, io sono rimasto.

Ma il suo libro: Visioni, una serie di disegni, più che di suoni. Quelli sono sullo sfondo: una moviola di immagini, ci anticipa l’introduttore o prefatore: sì, anche.

Sono sette racconti, i primi tre fanno perno su uno centrale, da cui il titolo, ma al singolare: Visione, e virano sugli ultimi tre. L’ultimo della serie, denso e lentissimo, chiude il cerchio proprio lì, vicino all’altalena, da dove tutto era cominciato. E’ lei, la protagonista: la fabula, che si srotola, o si fa attendere, seguendo legami interni ai racconti, che affiorano come i sassolini di Pollicino: bianchi.

Il linguaggio una chiave di lettura, nella sua capacità di creare e definire mondi divisi, il più delle volte incapaci di comunicare.



Ma vediamo:

Sangue, l’inizio è senza la maiuscola, a ricordare il riferimento joyciano del libro circolare.
Joyce, un incubo da cui ci siamo svegliati. E’ la storia, allucinata, di un omicidio, quello della bambina bionda.Il più odioso possibile, visto da più spettatori, ugualmente inermi, a difendere il loro non reagire… con frasi di circostanza, inutili.

Dopo ecco lui, il mostro, rientrato nella normalità, nel ruolo di ciascuno di noi, che ritorna tranquillo a rimirare lo spazio ambiguo dell’altalena.


Carne, dove un anziano macellaio fa i conti con la propria vita, dopo essere caduto e ritrovarsi immobilizzato e prigioniero nella sua bella casa, scorrendo con la memoria e con la propria coscienza allucinata il percorso e gli incontri, in attesa di soccorsi che infine arriveranno. Ma ormai la confessione del proprio fallimento è avvenuta.



Visione, un bellissimo dialogo a distanza fra i due protagonisti in avvicinamento su un percorso nella natura: un reduce nostalgico dalla Germania che torna in Italia a rivivere e a giocarsi di nuovo il proprio eroismo e il fotografo naturalista. Un racconto, questo, sapiente, che si sviluppa nel tempo e nello spazio con una rara capacità a definire i due protagonisti, caratterizzati nelle loro fobie da termini assolutamente scientifici nel loro linguaggio interiore. La chiusa è catartica, una tragedia annunciata che si annulla in un saluto inatteso e liberatore: buongiorno.


Sirena, dove si narra la vicenda tutta estiva di una seduzione, vista dai diversi punti di vista dei protagonisti. La sirena non attrae l’incolpevole Odisseo con il canto, ma con l’esibire una bellezza prorompente e ancheggiante, per perderlo dentro l’inseguimento laggiù, oltre gli scogli, nell’infinito mare. Anche qui un dialogo fra sordi, ciascuno con il proprio punto di vista, che non cerca e non definisce la verità, ma solo quello che serve ad allontanare e sfumare la propria colpa.



Spirito, una storia d’inquinamenti mancati, dove i personaggi si raccontano ciascuno con il proprio linguaggio. Protagonista e assente il medico delle piante, che conserva un rapporto con la natura che il mondo ha dimenticato, cercando lo spirito degli alberi, come se fosse uno stregone indiano.

Ritorno: è un accumulo di tensione, il racconto più lungo, quello che chiude, o invece si prepara a ricollegarsi al primo, se i nostri pensieri hanno senso e una qualche ragione. Un racconto con dentro un racconto, un monologo a districare l’involversi dei pensieri di uno scrittore alla ricerca di un editore, con la mediazione improbabile di una segretaria, con la quale stabilisce un dialogo di pensiero tra l’erotico e gli amorosi sensi. Con dentro il romanzo, che si inserisce a cuneo a narrare vicende lontane, che si modifica e si modula rispecchiando l’ansimare dell’autore che ricerca un riconoscimento che non arriverà mai. Ma è proprio in questa tensione assurda che trova senso e ragione l’esistere e il sopravvivere. E si chiude e si apre lì, dove si libra di oro e di azzurro la bambina bionda sull’altalena.

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Paolo e Gian Maria

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30.07.2017