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Le amazzoni dell’amore

Francesco Ruchin
(3.12.2006)

Il tema monotematico delle opere di Antonella Iurilli Duhamel è rappresentato dalla figura della donna, dal suo corpo; ma si badi bene che qui la monotematicità non equivale a fisso stereotipo pittorico, quanto unicità universale che è cifra e plusvalore di rara bellezza e significato.

Non appaia casuale come nelle opere di Antonella Iurilli Duhamel la donna non sia mai sola, ma sempre unita ad altre figure femminili: unicità della donna che viene a sommarsi ad altre unicità; ed è significativo come sia sempre e solo il ‘corpo’ della donna a rappresentare e rappresentarsi.

Il catalogo assume così la forma di un corpus che va oltre il rappresentato visivo e ci porta lontano, alle origini; è la tribù totemica delle strutture matrilineari: originarie progenitrici della specie; e qui raffigurate appaiono possenti amazzoni, sentinelle a custodia del colore che è soffio, parola: ora aurora, ora tramonto. Corpi caldi, sinuosi, voluttuosi; porti sicuri nei quali il naufrago uomo tende con sollievo ad ancorarsi.

Osservando le opere dell’autrice pare sfogliare l’album genealogico delle nostre personali e segrete presenze femminili; ognuno di noi troverà la madre, la sorella, l’amante, la figlia; è l’immagine che si moltiplica in volti a noi cari: è, in sostanza, l’immagine particolare che Roland Barthes sintetizzò nel termine punctum: ciò che ti violenta con passione, che ti fa riflettere o impazzire. Questo perché il linguaggio dell’arte è la nostra lingua madre, una lingua arcaica che ci segue dall’epoca dei graffiti, dei primi ruvidi segni della storia dell’uomo, della nostra storia.

La serie di donne, che si susseguono in pose e colori diversi, rappresentano le vestali del tempio dell’amore; i loro corpi, i volti velati o celati da totemiche maschere, i colori con le quali sono raffigurate, si offrono al nostro sguardo come in una giocosa e colorita musica primordiale del corpo; musica che scivola, ammalia, incanta, seduce e che conduce verso i luoghi misteriosi dell’out, del non conosciuto; luoghi che ipnotizzano il coraggio e che tendono a far scivolare il nostro sguardo verso il ventre matriarcale dal quale tutto nasce, tutto si crea.
Figure di donne unite, coalizzate, complici nel coprire interamente lo spazio della tela così come della vita: vita che da loro genera e si moltiplica.

Le opere di Antonella Iurilli Duhamel rappresentano infine anche la via crucis del desiderio orgiastico, nel quale il corpo della donna è ideale afrodisiaco per l’uomo che in questo corpo da sempre unisce carne a carne, respiro a respiro, speranza a speranza.


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19.05.2017