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Cuore non uno, esposto alla gamma delle ellissi e delle iperboli

La notizia del cuore

Mariella Borraccino

Qual è la sede del cuore? Dispositivo della dissidenza della parola, il cuore va incontro al trapianto d’organo: ancora la questione della navigazione, dell’emigrazione e dell’immigrazione.

(7.07.2009)

La notizia del cuore arrivò a un certo punto della narrazione degli umani. Arrivò quando l’infinito si affacciò nell’oralità.

Ma già prima, la forza della parola, con le due prove di realtà, la prova del letterale e la prova del simbolico - dalle radici *k’erd e *k’rd, ker, kradíe, kardía (in greco), cor (latino), sirt (armeno), serdis, sirdis (lituano), e poi herz (tedesco), heart (inglese) e le loro costellazioni - aveva portato il cuore a attraversare l’intera gamma dell’incodificabile e dell’indecidibile, navigando al di qua e al di là delle Alpi e dei Pirenei, dei Carpazi e dei Balcani, del Caucaso e degli Urali, del Ponto e del Tauro, e aveva costituito il glossario del cuore, la sua portata metaforica e metonimica.

Ecco il cuore fiaba nel linguaggio. Ecco il cuore fiaba nella sembianza: organo, vale a dire zona erogena, immagine semovente e altra. L’organismo invece - idea materna che prese i più a partire da Platone in avanti, cuore comune - stringeva le cose nella sua unità, nel suo cerchio. Drammaticità dell’organismo.

Christiane Apprieux, "Tensione", 2003, acrilico su juta, cm 49 x 49

Ma il cuore non comune vi sfuggiva. Cuore non uno, esposto alla gamma delle ellissi e delle iperboli. Cuore illocalizzabile, tratto dalla forzatura sintattica e frastica. Il cuore, inseguito dai greci, dagli egiziani, dagli ebrei, dagli arabi, dai persiani, dai latini, dai germanici, dagli slavi, inseguito nel petto, in seno, nello stomaco, nel costato, in gola, sulle labbra, negli occhi, nelle cuore fiaba, non ancora cuore favola, cuore novella, cuore novità.

Sarebbe occorso, abbiamo detto, l’infinito. E dell’infinito, di questa proprietà del fare e del tempo, c’era solo qualche breccia qua e là: nei redattori del Genesi, per esempio, l’invocazione della carne sulle labbra di Adamo aveva posto la condizione del fare, del fare infinito, del fare intellettuale. L’avrebbero raccolta altri. Forse i presocratici, navigatori, nomadi del Mediterraneo. Poi gli evangelisti.

Cuore, dispositivo dell’oralità, dicevamo. E c’era chi parlava al cuore, e, se la fantasmatica prendeva corpo, parlava con il cuore, con qualche contraccolpo. Così, in Omero, quando Ulisse è a Itaca e ha visto come i Proci hanno ridotto la sua casa, leggiamo (Canto XX): "Il cuore di Ulisse, dentro, latrava. Come una cagna, schermendo i teneri cuccioli, ignara dell’uomo, abbaia e è pronta a combattere, così latrava dentro di lui, sdegnato per le azioni cattive. E battendosi il petto, egli redarguiva il suo cuore: ’Cuore, sopporta! Sopportasti ben altra vergogna, quando a me il Ciclope mangiava, con furia implacabile, i forti compagni; sopportasti, finché l’astuzia ti trasse dall’antro, quando credevi già di morire’. Disse così Ulisse, assalendo il suo cuore nel petto: e si acquietò il suo cuore, ubbidiente".

Il cuore di Ulisse latrava: angina pectoris. E notiamo che il modo di dire non è angina cordis: il cuore sta nel petto, come Ulisse nell’antro; il cuore nel petto, qui, è la fiaba di Ulisse, che l’astuzia trasse dall’antro del Ciclope, il cuore nella narrazione di Ulisse, dentro l’antro, fuori dell’antro.

Qual è il dispositivo per cui Ulisse non muore d’infarto o di altra morte improvvisa, e può combattere i Proci e riuscire? Ulisse ha stabilito, per l’indomani, un dispositivo e un appuntamento con ciascuno nella reggia: con Telemaco, con i servi fedeli e con quelli infedeli, con Penelope. Dispositivi differenti.

La condizione della vita, del viaggio della vita, è il sembiante. Ciascuno che incontriamo per appuntamento (l’appuntamento con il sembiante) può divenire interlocutore, è essenziale che divenga interlocutore. Altrimenti, il miracolo non avviene. E l’interlocutore sta nel dispositivo intellettuale. Verdiglione lo dice nella conferenza pubblicata sul "Secondo rinascimento", L’alibi della parola: economia e finanza.

Ulisse parla, forse, fra sé e sé, dividendosi fra un soggetto che vuole e un assoggettato che esegue? Si sottomette a un training autogeno? Nessun ventriloquio o monologo. La parola non incomincia con l’uno, e con la divisione dell’uno in due. La medicina della parola neppure. Ulisse si misura, forse, con l’idea del nemico o dell’amico, con l’Altro rappresentato? Nessun conflitto e nessun dialogo.

Obbedire è attenersi non ai conformistici rapporti di forza ma a ciò che sta dinanzi. E dinanzi a sé Ulisse ha una giornata, una battaglia da combattere. Ha parlato, ha raccontato. Ha un programma. Non può permettersi ripensamenti o ridimensionamenti o chiusure. Nessun infarto. Nessun ricordo. Il miracolo viene quando la necessità di fare travolge l’affezione a ciò che si è o si è stato, oppure a ciò che si è fatto; quando l’occorrenza sgombra la paura di non avere o di non essere; quando l’urgenza fuga i rimuginamenti.

Al miracolo giova il racconto, la forza del sogno e della dimenticanza, che lo costituiscono. Molte guarigioni avvengono dormendo. Avvengono perché esistono i sogni, perché c’è la dimenticanza. Ma anche tanti infarti, dormendo.

Il sogno e la dimenticanza non vanno da sé. Occorrono il racconto e la sua scrittura, il programma che ne segue. La guarigione è il programma di vita.
C’era chi parlava al cuore, per via d’interlocuzione, e c’era chi, poi, a seguito dell’occorrenza, ascoltò. L’obbedienza, ancora, è l’umiltà di udire ciò che sta dinanzi. Con la generosità e con l’indulgenza, è un’altra virtù del fare. E dinanzi stanno le cose che si dividono. E, nell’immagine, la divisione, il tempo, è l’anatomia.

A un certo punto della storia, arriva chi esercita l’obbedienza, chi coglie l’anatomia di ciò che si ode. Così, nel cuore dell’Europa, del cuore arriva la notizia, insieme con la notizia del sangue, e delle vene, e dei muscoli, e delle vertebre, e del cranio. Leonardo è l’Europa, scrive Armando Verdiglione, a conclusione del suo Leonardo da Vinci. Leonardo, nei fogli di Windsor: "E se tu arai l’amore a tal cosa [all’anatomia], tu sarai forse impedito dallo stomaco; e se questo non t’impedisce, tu sarai forse impedito dalla paura coll’abitare nelli tempi notturni in compagnia di tali morti squartati e scorticati e spaventevoli a vederli; e se questo non t’impedisce, forse ti mancherà il disegno bono...; e se tu arai il disegno, e’ non sarà accompagnato dalla prospettiva; e se sarà accompagnato, e’ ti mancherà l’ordine delle dimostrazion geometriche e l’ordine delle calculazion delle forze e valimento de’ muscoli. O forse ti mancherà la pazienzia, ché tu non sarai diligente. Delle quali se in me tutte queste cose sono state o no, i cento venti libri da me composti ne daran sentenzia del sì o del no".

In centoventi libri di anatomia, Leonardo traccia realtà virtuali e nuove della sembianza e del linguaggio. Arriva la notizia di un cuore senza precedenti. Notizia breve di agenzia. Notizia integrale: l’apertura, gli orecchi del cuore, il legame e la disgiunzione, il moto del sangue, la rivoluzione del cuore, il calore.

Ecco il cuore favola, favola mediterranea. E a Napoli, Giambattista Basile, nella Gatta Cenerentola, scrive: "Le sorelle, vedendo questo e crepando d’invidia, non avendo stomaco di vedere questo scoppio del loro cuore, se la filarono". Il cuore favola si presta, forse, alla morfologia della circolazione e del cerchio, alla morfologia del taglio, del taglio della corda? Il cuore favola mediterranea no. Le sorelle se la filano inaugurando un altro racconto, non se la tagliano. Dispositivo del viaggio lungo la superficie come apertura e come squarcio, il cuore mediterraneo non si lacera. La mitologia della rottura, della frattura abita lontano dal Mediterraneo.

Nella fiaba nordica, il cuore di papà si spezza quando aderisce al fantasma di morte della moglie/figlia, nella specie della telepatia, che tende la corda fino allo spasimo, fino alla lacerazione. Appunto. Armando Verdiglione, nella lezione del 9 giugno scorso, dal titolo Numerus, ha detto: "Il discorso schizofrenico si dilania e si lacera, si offre come illustrazione di ciò che il discorso paranoico ’vede’, vale a dire il guasto del mondo, la debolezza, il male, la lacerazione, il tormento, il turbamento dell’Altro". Ecco la descrizione della fine delle cose (del pane, dei soldi) fatta dalla matrigna nella fiaba di Hänsel e Gretel. Ecco la descrizione della fine della vita esposta da Gretel. C’è parete (del cuore, dei vasi) che resista a questa descrizione, a questa misurazione del male? Da qui un certo appassionamento, un certo invischiamento del discorso. E alcuni contraccolpi.

Il setto, la sezione. Il setto interatriale, il setto interventricolare. La sezione del cuore. La veste del cuore. Il tessuto del cuore. Per l’intervento del tempo nella sembianza, per l’intervento dell’anatomia, il cuore diviene inimmaginabile. L’idea comune di cuore è l’idea d’immaginare il tempo, di vedere il tempo, di vedere l’anatomia, di vedere la superfice come squarcio, di rappresentare lo squarcio in tutta la sua fantasmagoria. L’idea comune di cuore è l’idea del tempo, la morfologia del tempo.

Ma l’anomalia, con la sua prova di verità, dissipa la morfologia come pure la metamorfosi, la performance del cuore. Non c’è modo che il cuore supporti la credenza nella possibilità di mettersi a nudo. Per la forza della struttura materiale della parola, per la forza della catacresi, per il suo abuso che costituisce il racconto, il cuore ha la veste che ne assicura la sua anomalia.

Dall’anomalia al nomadismo. Nomadismo del cuore. Dov’è e com’è, oggi, il cuore? Il cuore ha varcato i secoli (illuministico, romantico, postmoderno) e i cosiddetti generi letterari (rosa, giallo, nero, horror) che pretendevano di monopolizzarlo. Il cuore, oggi, diviene un tema del libro della vita. Un acquisto per sempre, ktema eis aei. Una novità assoluta nella scrittura della vita, una novità nella biografia. Cuore mai descritto, mai rappresentato, compie il viaggio della combinatoria di corpo e scena fino alla qualità del cuore.

Nella sembianza, abbiamo detto, il cuore è un organo inorganico. Che ne sarebbe del nomadismo se il cuore divenisse organico? Non ci sarebbe più ospitalità.

L’ospitalità non consente di situare l’Altro né di misurare il tempo (nonostante il comune proverbio). Nella fantasmagoria della superficie come squarcio, sono presi anche il fegato e le ossa (Hegel: lo spirito non è un osso).

Qual è la sede del cuore? Dispositivo della dissidenza della parola, il cuore va incontro al trapianto d’organo: ancora la questione della navigazione, dell’emigrazione e dell’immigrazione.

E qui si apre un altro capitolo, per il quale occorre il dispositivo di un altro congresso.

Testo pronunciato all’11° Congresso internazionale di medicina, Il cuore, 4-6 luglio 2003, Villa San Carlo Borromeo, Senago (Milano).

Mariella Borraccino è psicanalista, cifrante, redattrice.


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23.01.2019