Transfinito edizioni

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Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

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Giancarlo Calciolari
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Pasquale Romeo, "Amore e caos"

Otello Omero
(15.01.2007)

È importante svolgere un’analisi del sentimento amoroso e della vita di coppia, stabilendo il valore che il caos ed il caso assumono nella scelta del partner, indicandoci come vittime e protagonisti della nostra vita affettiva.
Gli eventi succedono per caso o per necessità? Siamo protagonisti o vittime delle nostre vicende esistenziali? Riusciamo a riconoscere negli eventi una parte attiva o invece pensiamo che ciò che
succede appartiene ad uno strano accadere delle cose? L’amore nella nostra vita, la scelta del partner è puramente casuale oppure il nostro mondo interno ci ha costretto a scegliere, a intervenire ed in alcuni casi ad inventare e creare situazioni nuove?
Il caso ha sicuramente un valore, ma che importanza diamo ad esso nell’innamoramento e nell’amore?
Il libro di Pasquale Romeo, "Amore e caos", nasce da queste domande e tenta di dare delle risposte ad un tema così complesso. Il massimo comune denominatore è l’amore sbagliato, quello dannoso, che è anche
quotidiano ma che inoltre appartiene ai delitti familiari, alle
tragedie consumate dentro la porta di casa, ai fatti ordinari ed anche
alle storie dei casi clinici.
Il libro si sofferma su tutte le
relazioni, quindi, spesso difficilmente condivise, non comprensibili,
vissute sull’orlo della solitudine, dove lo stare in coppia diventa un’
abitudine perdendo i crismi della comunicazione e della serenità che la
condivisione dovrebbe portare.
Il massimo comune denominatore di
questo libro è l’amore fusionale, quello che porta a pensare di essere
sempre una metà, che ci impedisce di considerarci autonomi e perciò ci
fa vivere l’amore in maniera estremamente romantica, come Romeo e
Giulietta, fino alla tragedia; oppure in modo estremamente dannoso,
come nel film la Guerra dei Roses. Anche a livello erotico l’amore può
essere vissuto in modo fusionale tanto da aprire la breccia alla
consunzione tragica per esempio nel film Attrazione Fatale.
Siamo degli
accidenti, aspettando che accadono.
Dice lo psichiatra Pasquale Romeo
nel suo libro e continua che l’amore ci rende immediatamente visibile
ciò che è imprevedibile e spesso addebitato al Caso oppure al Caos.
Ognuno di noi, dice Romeo, ha una parte nascosta che gli psicoanalisti
che si ispirano alle idee di Jung, chiamano Temenos, il bosco sacro,
che costituisce il segreto sentiero delle psicoterapie.
 Il sottobosco,
la parte interna di noi, è fatto di ferite, di momenti complicati e
difficili, di mostri nascosti, di qualcosa che ci fa comportare senza
volerlo, in quel modo e spesso ci fa ripetere gli stessi errori. E’ la
nostra nemesi, il destino ciò che a volte chiamiamo caso ed altre volte
caos, e non è che la nostra cacciata dal Paradiso terrestre.

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Opera di Hiko Yoshitaka

Il
sottobosco sacro che ognuno di noi si porta dentro è fatto di ferite
grandi e piccole, più antica è la ferita e più diventa importante per
il nostro sviluppo. E’ la ferita antica che ognuno di noi si porta
dentro, che metaforicamente è stata ben espressa nella grande
allegoria del Paradiso terrestre, terribile conseguenza della realtà
che ci invita sempre a fare i conti con l’immediato, con il presente,
con quello che c’è e non con “quello che non c’è” e che nonostante
invisibile è sempre dentro di noi.
L’amore è il momento indispensabile
per sanare le nostre ferite, illudendoci di ritornare al paradiso
perduto.
L’amore rimanda a quello che non c’è; ci ricollega
ineluttabilmente con l’anelito che ognuno di noi si porta dentro e che
è proporzionato alla ferita antica che in un modo o nell’altro è
presente dentro di noi.
La ferita è un momento di frattura, di
separazione; l’amore è un modo per sanare la ferita che equivale a
superare questo trauma originario, riportandoci ad un tentativo di
superare la separazione, che è più arcaica quanto più è profonda la
ferita. La fusione è sicuramente un tentativo tra i più arcaici di
riprendersi e sanare tutto ciò che è stato perso. Il mito platonico
dell’anima gemella, se sufficientemente analizzato, ci rimanda
invariabilmente a tutte queste dinamiche, ci fa tornare invariabilmente
alle nostre ferite, ci fa considerare che ognuno di noi è una metà, 
come se avessimo perso qualcosa che esiste, qualcosa da colmare, che
forse la vita è altrove e va rivista, riconsiderata, inducendoci al
pensiero che è il momento di cambiare.


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19.05.2017