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Palinsesto dell’arte

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La libertà senza più paura
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Pasquale Romeo, "Amore e caos"

Otello Omero
(15.01.2007)

È importante svolgere un’analisi  del sentimento amoroso e della vita di coppia, stabilendo  il valore che il caos ed il caso assumono nella scelta del partner, indicandoci come vittime e protagonisti della nostra vita affettiva. Gli eventi succedono per caso o per necessità? Siamo protagonisti o vittime delle nostre vicende esistenziali? Riusciamo a riconoscere negli eventi una parte attiva o invece pensiamo che ciò che succede appartiene ad uno strano accadere delle cose? L’amore nella nostra vita, la scelta del partner è puramente casuale oppure il nostro mondo interno ci ha costretto a scegliere, a intervenire ed in alcuni casi ad inventare e creare situazioni nuove? Il caso ha sicuramente un valore, ma che importanza diamo ad esso nell’innamoramento e nell’amore? Il  libro di Pasquale Romeo, "Amore e caos", nasce da queste domande e tenta di dare delle risposte ad un tema così complesso. Il massimo comune denominatore è l’amore sbagliato, quello dannoso,  che è anche quotidiano ma che inoltre appartiene ai delitti familiari, alle tragedie consumate dentro la porta di casa, ai fatti ordinari ed anche alle storie dei casi clinici. Il libro si sofferma su tutte le relazioni, quindi, spesso difficilmente condivise, non comprensibili, vissute sull’orlo della solitudine, dove lo stare in coppia diventa un’ abitudine perdendo i crismi della comunicazione e della serenità che la condivisione dovrebbe portare. Il massimo comune denominatore di questo libro è l’amore fusionale, quello che porta a pensare di essere sempre una metà, che ci impedisce di considerarci autonomi e perciò ci fa vivere l’amore in maniera estremamente romantica, come Romeo e Giulietta, fino alla tragedia; oppure in modo estremamente dannoso, come nel film la Guerra dei Roses. Anche a livello erotico l’amore può essere vissuto in modo fusionale tanto da aprire la breccia alla consunzione tragica per esempio nel film Attrazione Fatale. Siamo degli accidenti, aspettando che accadono. Dice lo psichiatra Pasquale Romeo nel suo libro e continua che  l’amore ci rende immediatamente visibile ciò che è imprevedibile e spesso addebitato al Caso oppure al Caos. Ognuno di noi, dice Romeo, ha una parte nascosta che gli psicoanalisti che si ispirano alle idee di Jung, chiamano Temenos, il bosco sacro, che costituisce il segreto sentiero delle psicoterapie.  Il sottobosco, la parte interna di noi,  è fatto di ferite, di momenti complicati e difficili, di mostri nascosti, di qualcosa che ci fa comportare senza volerlo, in quel modo e spesso ci fa ripetere gli stessi errori. E’ la nostra nemesi, il destino ciò che a volte chiamiamo caso ed altre volte caos, e  non è che  la nostra cacciata dal Paradiso terrestre.

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Opera di Hiko Yoshitaka

Il sottobosco sacro che ognuno di noi si porta dentro è fatto di ferite grandi e piccole, più antica è la ferita e più diventa importante per il nostro sviluppo. E’ la ferita antica che ognuno di noi si porta dentro,  che metaforicamente è stata ben espressa nella grande allegoria del Paradiso terrestre,  terribile conseguenza della realtà che ci invita sempre a fare i conti con l’immediato, con il presente, con quello che c’è e non con “quello che non c’è” e che nonostante invisibile è sempre dentro di noi. L’amore è il momento indispensabile per sanare le nostre ferite, illudendoci di ritornare al paradiso perduto. L’amore rimanda a quello che non c’è; ci ricollega ineluttabilmente con l’anelito che ognuno di noi si porta dentro e che è proporzionato alla ferita antica che in un modo o nell’altro è presente dentro di noi. La ferita è un momento di frattura, di separazione; l’amore è un modo per sanare la ferita che  equivale a superare questo trauma originario, riportandoci ad un tentativo di superare la separazione, che è più arcaica quanto più è profonda la ferita. La fusione è sicuramente un tentativo tra i più arcaici di riprendersi e sanare tutto ciò che è stato perso. Il mito platonico dell’anima gemella, se sufficientemente analizzato, ci rimanda invariabilmente a tutte queste dinamiche, ci fa tornare invariabilmente alle nostre ferite, ci fa considerare che ognuno di noi è una metà,  come se avessimo perso qualcosa che esiste, qualcosa da colmare, che forse la vita è altrove e va rivista, riconsiderata, inducendoci al pensiero che è il momento di cambiare.


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17.06.2013