Transfinito edizioni

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Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

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La luna sopra le reti

Paolo Pianigiani
(15.04.2007)

La luna sopra le reti che sembrano piangere.

Una delle tante canzoni che sono rimaste, versi che raccontano la solitudine di un pescatore. Sorrido pensando a quegli anni lontani e sorrido a lei, Romina, che Alessandro Socci, padrone di casa, è riuscito a strappare per un momento, ai tantissimi presenti alla sua mostra di pittura “Power’s Flowers”, ospitata nei locali della Citibank, qui a Firenze. Mi ricambia un sorriso che ha il sole dentro.

Da dove nasce la mia pittura? Risponde, come avrà fatto mille volte, alla prima domanda di apertura:

Da quello che vedo e mi colpisce, che fisso in una macchina fotografica, oppure dal sogno, che mi regala visioni più vere, più intime. Le parlo di tecnica: mi guarda stupita… se ne intende lei?
Un pochino, dico, anch’io ho la disgrazia di dipingere. Si apre: sono una pittrice istintiva, ho sempre avuto tele e colori d’intorno. Mio nonno Frederick dipingeva, mia zia Anne era una pittrice professionista, anche se non è diventata famosissima. Fu la prima a cercare di insegnarmi gli strumenti del mestiere. Ma ho sempre preferito l’istinto alle tecniche, facendo arrabbiare sempre i miei insegnanti.

Il titolo di questa mostra, che fa seguito alle precedenti, Power of Color (Firenze, Palagio di parte Guelfa 2003) e Indian’s Power (2004), utilizza ancora il nome dell’artista: Flower’s Power.

Ma Power qui non sta per potere, quanto piuttosto per energia, che tutto riempie e tutto permea di sé, secondo la spiritualità orientale. E sono grandi fiori di loto, quelli rappresentati tutti insieme in una raccolta, ciascuno custodisce e circonda all’interno un simbolo e un significato. Tutti insieme formano un racconto, un libro, la vita. L’Occhio Tibetano col suo mistero, l’Eternità dell’Infinito, la Spirale Celtica, il Trifoglio simbolo dell’Irlanda, paese d’origine dei Power, il T’ai Chi T’u, lo Yin e lo Yang della filosofia Cinese. E ancora il simbolo degli anni sessanta per eccellenza, il “fate l’amore non la guerra”. E’ particolarmente interessante la rappresentazione del “OM”, realizzato graficamente con un segno che sembra un “3” con un simbolino sopra e che indica il rumore che accompagna la Terra nel suo continuo girare intorno al suo asse. E’ anche il suono a cui tendono i mistici orientali, per sentirsi parte del tutto. Insomma, una “summa” della “sua” storia e della spiritualità umana, fermata nei suoi momenti di maggiore crescita spirituale.

Romina è nata lo stesso giorno di Gandhi, il 2 di Ottobre, e questo per lei ha certamente un significato.

E gli altri quadri, che accompagnano il tema principale della mostra? Anche loro hanno come protagonista la natura, o personaggi immersi nella natura, sempre vista o sognata come primordiale, incontaminata. Viene da pensare a certi quadri di Rousseau, lo splendido “Doganiere”. Sei tu, le chiedo, quella ragazza di spalle che guarda la cascata? I capelli sono i tuoi… Forse, mi risponde, e il dubbio sopravvive, inutile come la domanda.

Noto appena altre “citazioni” in alcuni lavori, l’estasi cromatica delle stampe giapponesi, care a Gauguin, o la follia del sole infinito di Van Gogh. Dovunque il colore spesso, applicato e disteso a strati, l’uso sapiente delle spatole. Pittura istintiva, sì, ma anche una tecnica personale, una sua ricerca affinata in anni di lavoro. Sicuramente adesso Romina ha maggiore consapevolezza delle sue possibilità: avrà strade nuove da percorrere, temi nuovi da affrontare, la sua pittura avrà futuro.
Le chiedo come mai in alcune opere la sua firma è così grande, forse timidezza, o voglia, al contrario, di affermare il “suo” nome… La risposta è semplice, come lei: usavo la spatola anche per la firma, per quello che è tanto grande, è venuta così, non ti piace?

Il tempo dell’intervista è finito, se la riprende la folla dei visitatori, dei complimenti, degli autografi.
Rimango un attimo, prima di uscire, incantato a guardare un quadro che forse è diverso dagli altri e in qualche modo straordinario: si intitola “Papà quando era piccolo”, in inglese: “Daddy as a child”. Romina l’ha dipinto nel 1977.

Un bambino curioso, vestito di bianco, che si tira dietro un carrettino e cerca di guardare oltre la siepe, aiutandosi con la manina rimasta libera. Suo padre, Tyrone Power, un mito unico, il suo sguardo indimenticabile. Che è rimasto, intatto, a guardare ora, oltre la siepe, negli occhi di sua figlia, pieni di sole.




Romina Power - Power’s Flowers

www.rominapower.it

Sede della Citibank, Firenze, Via Leone X, n. 9

Fino al 30 Aprile 2007

Per informazioni: 055-4631207


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26.04.2017